La Commedia italiana ha rappresentato una parte importante della storia del cinema nazionale, e negli anni si è classificata non solo come un genere, ma come un vero e proprio specchio della società. Risate e riflessioni: è sempre stata in grado di unire questi due elementi, diventando non solo intrattenimento, ma soprattutto un pilastro cardine dell’analisi sociale che ha ridefinito il linguaggio cinematografico a livello globale. In particolare, sono state sei le pellicole più iconiche, che hanno cambiato per sempre il modo di fare e concepire il cinema in Italia.
I soliti ignoti (1958, Mario Monicelli)
La storia racconta le vicende di un gruppo sgangherato di ladruncoli romani che si riuniscono per pianificare la rapina perfetta al Monte dei Pegni. Guidati dall’esperto ma maldestro Dante Cruciani, la “banda del buco” incappa in una serie infinita di goffi fallimenti.

I soliti ignoti è stato importantissimo perché ha spostato l’attenzione dallo scherzo alla realtà sociale: i protagonisti rubano infatti non per avidità, ma per fame e disperazione. Questo film ha consacrato l’umorismo come strumento per raccontarla povertà e il sottoproletariato dell’Italia del dopoguerra.
Divorzio all’italiana (1961, Pietro Germi)
Il protagonista è il barone Ferdinando Cefalù, innamorato della giovane cugina ma bloccato in un matrimonio soffocante con la moglie Rosalia. Il divorzio non esiste e l’unica via di uscita per l’uomo è l’omicidio, che possa ristabilire l’onore. Con questa “commedia nera” è stata quindi smascherata l’ipocrisia della società italiana e le sue leggi arcaiche. Si parla soprattutto di schiavitù coniugale e maschilismo tossico.

Il successo internazionale del film ha fatto sì che fosse lanciata la carriera di Stefania Sandrelli, ma ha creato anche un dibattito che avrebbe portato, anni dopo pubblico, alla legge sul divorzio in Italia.
Il sorpasso (1962, Dino Risi)
La storia è ambientata nel 1962, in una calda mattinata di Ferragosto. L’Italia si trova nel Boom Economico e Roberto, uno studente timido e introverso, viene “rapito” dall’esuberanza di Bruno Cortona, un quarantenne chiassoso, motorizzato e in cerca di avventura a bordo della sua Lancia Aurelia B24.

Il film è un viaggio on the road, non solo geografico ma anche sociale e psicologico. Bruno incarna infatti il nuovo italiano: superficiale e in corsa perenne. Roberto rappresenta invece la vecchia coscienza, riflessiva e ancorata. Questa commedia è stato un ritratto di una società che ha perso i suoi valori tradizionali per lanciarsi in un consumismo sfrenato e superficiale.
Amici miei (1975, Mario Monicelli)
Nella Firenze di metà anni ’70, i protagonisti sono cinque amici cinquantenni: il Conte Mascetti, il chirurgo Sassaroli, il giornalista Perozzi, il barista Necchi e l’architetto Melandri. Tutti loro si trovano ad affrontare la crisi di mezza età con le “zingarate”, cioè scherzi goliardici, spesso crudeli e di pessimo gusto, orchestrati per rompere la monotonia delle loro vite borghesi e fallite.

In Amici Miei c’è una risata che nasce dalla disperazione e dalla voglia di evadere dalla vita. Il film introduce un linguaggio fatto di flashback e narrazioni incrociate.
Un americano a Roma (1954, Steno)
Il film racconta le avventure di Nando Moriconi, un giovane romana ossessionato dal sogno americano che disprezza le tradizioni del suo Paese per un’imitazione maccheronica di Hollywood. Ci sono quindi diversi sketch esilaranti che culminano nella scena iconica del Colosseo, dove Nando minaccia di lanciarsi se non gli viene concesso un visto per gli Stati Uniti.

Questa pellicola è stata infatti un ritratto satirico dell’americanizzazione dell’Italia nel dopoguerra. Il protagonista incarna magistralmente l’italiano provinciale che, pur rinunciando alle sue radici, non può fare a meno di cedere al richiamo della sua italianità più profonda.
Bianco, rosso e verdone (1981, Carlo Verdone)
Il film intreccia le tragicomiche disavventure di tre figure archetipiche.

Furio Zoccano, l’avvocato romano trapiantato a Torino, logorroico, pignolo e nevrotico; Pasquale Amitrano, l’emigrato italiano in Germano, goffo e taciturno; Mimmo, l’ingenuo giovane romano che accompagna la famosa Nonna Teresa.

