Un film che parla di un campione di ping pong non può che osare il meglio sul grande schermo! Il buio della sala, le immagini che travolgono, il ritmo incalzante e il rumore della pallina che tocca il tavolo da gioco. Marty Supremo è uno di quei film che spinge addosso allo spettatore con energia, ironia e una tensione costante, una storia che meritava di essere raccontata.
Ci ho pensato Josh Safdieregista e produttore di questo film biografico sportivo, che riporta alla luce la vita di Marty Reismannmedaglia di bronzo ai mondiali di tennistavolo, con il volto e il corpo di uno straordinario Timothée Chalametche con questo ruolo ha vinto il suo primo Globo d’Oro Venire Miglior Attore. Una consacrazione che arriva dopo anni di ruoli complessi e che qui trova una sintesi perfetta.
Un protagonista fuori scala
Un film che appassiona
Marty Supremo racconta l’ascesa di Marty Mausergiocatore di ping pong ossessionato dalla vittoria e convinto, fin dall’inizio, di essere destinato a qualcosa di enorme. Il personaggio è ispirato liberamente alla figura reale di Marty Reismann, leggenda dello sport e simbolo di un’epoca in cui talento e sfrontatezza potevano aprire porte impensabili.

Il film si muove tra New York anni Cinquanta, l’Europa e l’Asiaseguendo un percorso irregolare fatto di partite improvvisate, scommesse, relazioni complesse e scelte spesso discutibili. Safdie lo racconta in maniera nervosa, con camera a mano e un montaggio serrato. Anche la colonna sonora che accompagna l’azione non è scontata.
La vera forza di Marty Supreme sta però nella performance del suo protagonista. Chalamet riesce a dare vita ad un personaggio eccessivo senza cadere nella caricatura, in grado di passare dall’arroganza all’insicurezza in pochi istanti. Il lavoro fisico è evidente: l’attore si muove come un professionista del ping pong, con una precisione che rende credibili anche le sequenze più concitate.
Accanto a Chalamet, il film può contare su un cast ricco e sorprendente. Gwyneth Paltrow interpreta una figura femminile centrale, ambigua e magnetica, che incarna il lato più adulto e disilluso del mondo che Marty desidera conquistare. Fran Drescher aggiunge spessore nei panni della madre, mentre presenze come Tyler, il Creatore e Abele Ferrara arricchiscono ulteriormente la rosa dei nomi.
Marty Supreme è un film che vive di ritmo, suono e movimento. Vederlo sul grande schermo significa lasciarsi travolgere da una messa in scena che non concede pausa e che trova nella sala cinematografica il suo habitat naturale.

