mercoledì, Gennaio 28, 2026
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le ultime parole dell’attrice sul processo contro Johnny Depp

Dopo anni di silenzio quasi totale e un allontanamento evidente dalla scena hollywoodiana, Amber Heard è tornata a parlare. Lo ha fatto in modo misurato, controllato, ma anche profondamente netto, scegliendo un contesto preciso e simbolico: il Sundance Film Festival. Non da un red carpet glamour o da un’intervista promozionale, bensì con un documentario che affronta il tema della diffamazione come strumento di pressione e silenziamento. Dettagli che rimandano direttamente al suo chiacchierato processo contro l’ex marito Johnny Depp.

Ho sentito apparire Silenziatodocumentario diretto da Selina Miles e co-prodotto dall’avvocata per i diritti umani Jennifer Robinson, presentato al Sundance nella sezione world cinema. Il film analizza come le cause per diffamazione vengono sempre più spesso utilizzate contro donne che denunciano abusitrasformando il diritto alla parola in un rischio economico, sociale e personale. È in questo contesto che l’attrice, per la prima volta dal 2023, torna davanti alla macchina da presa. La sua dichiarazione è tanto breve quanto definitiva: «Questo non mi riguarda. Ho perso la mia capacità di parlare. Non sono qui per raccontare la mia storia. Non voglio raccontare la mia storia. Anzi, non voglio più usare la mia voce. Questo è il problema». Parole che sintetizzano il segno lasciato dal processo per diffamazione del 2022 contro Johnny Depp conclusosi con la sua condanna e un successivo accordo con l’ex maritouna vicenda che ha avuto un impatto profondo e duraturo sulla sua vita pubblica e privata.

Nel documentario, Heard ripercorre anche il suo coinvolgimento nella causa intentata da Depp contro il quotidiano britannico Il sole nel 2018, persa dall’attore. Un procedimento in cui la testimonianza dell’attrice fu centrale per la difesa del giornale. «L’esito di quel processo dipendeva dalla mia partecipazione, e io dipendevo dall’esito di quel processo», spiega Heard, chiarendo come la sua posizione fosse, di fatto, senza via d’uscita. «Quando ho incontrato Jennifer Robinson per la prima volta, ho subito avuto la sensazione che avesse compreso il quadro più ampio. Quello che è successo a me è una versione amplificata di ciò che molte donne vivono».

Silenziato mostra anche il clima di ostilità che ha accompagnato Heard durante quelle settimane: folle fuori dal tribunale, insulti, oggetti lanciati mentre entrava e usciva dalle udienze. Un’esposizione costante che l’attrice ricorda come un punto di non ritorno. «Ricordo che, alla fine del processo, venne fuori l’idea che potessi dire qualcosa alla stampa. La mia chiesero se ne fossi sicura. Pensai che, se mi avessero lanciato delle cose, avrebbe reso tutto più evidente. Non capivo che per me, come donna che usa la propria voce, potesse andare così tanto peggio» ha detto.

Accanto a Heard, il documentario dà spazio ad altre storie simili: dalla giornalista colombiana Catalina Ruiz-Navarro alla funzionaria australiana Bretagna Higginsfino all’avvocata Sibongile Ndashe. Tutte accomunate dall’aver pagato un prezzo altissimo per aver parlato. Robinson lo definisce un “effetto raggelante”, spiegando come la minaccia di cause milionarie finisca per scoraggiare chiunque dal denunciare: «Cosa significa la libertà di parola se non puoi permetterti di difenderla?».

Oggi Amber Heard vive in Europa e ha scelto di concentrarsi sul teatrolontano dai grandi set cinematografici. Il suo intervento in Silenziato non segna un ritorno allo star system, ma qualcosa di diverso: una testimonianza controllata, consapevole, che rifiuta lo scontro mediatico. Eppure, nonostante il dolore e la disillusione, l’attrice chiude con uno spiraglio di fiducia: «Mi dà forza vedere altre persone portare avanti questa battaglia. Donne abbastanza coraggiose da affrontare lo squilibrio di potere. Guardando il volto di mia figlia mentre cresce e inizia lentamente a entrare in questo mondo, credo che possa andare meglio».

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Fonte: Varietà

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