domenica, Febbraio 1, 2026
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Perché il cinema di Francesco Rosi è ancora attuale: 5 opere che hanno denunciato il potere

Il cinema di Francesco Rosi è ancora contemporaneo e attuale. A distanza di decenni, le sue opere restano uno strumento potente per comprenderli meccanismi del potere, della politica e delle connivenze che hanno segnato, e segnano ancora, la storia italiana. Regista rigoroso, civile e profondamente politico, Rosi ha trasformato il cinema in un atto di denuncia, anticipando il cinema d’inchiesta e rifiutando qualsiasi forma di spettacolarizzazione. I suoi film non offrono risposte facili, ma pongono domande scomode. Ed è proprio questo a renderli ancora oggi dei veri cult.

Rosi è stato uno dei massimi esponenti del cinema civile italiano. Il suo metodo univa ricostruzione storica, indagine giornalistica e linguaggio cinematografico ricco di contenuti. Nei suoi film il potere non è mai astratto: ha nomi, volti, strutture economiche e politiche precise. In Le mani sulla città (1963), il regista smaschera la speculazione edilizia e la corruzione politica nella Napoli del boom economico. Il film è una denuncia diretta del rapporto perverso tra affari e amministrazione pubblica, tanto lucida da sembrare scritta oggi.

Contro Salvatore Giuliano (1962), Rosi ricostruisce uno dei misteri più oscuri della storia italiana, evitando il mito e concentrandosi sulle responsabilità politiche e istituzionali. L’assenza del protagonista diventa una scelta narrativa potentissima: ciò che conta non è l’uomo, ma il sistema che lo ha prodotto. Pellicole che sono premurose contemporanee e che invitano alla riflessione nonostante dal loro debutto siano passati diversi anni. Sono opere evergreen e d’ispirazione per le nuove leve che si approcciano alla regia.

Francesco Rosi, 3 pellicole che parlano ancora al presente

Il caso Mattei (1972) è forse l’opera più emblematica del cinema di Rosi. Attraverso la figura di Enrico Mattei, il film indaga i rapporti tra energia, politica internazionale e interessi economici, mostrando come il potere possa diventare una questione letale. Mentre dentro Fortunato Luciano (1973), Rosi analizza il legame tra criminalità organizzata e istituzionismontando la narrazione romantica del gangster movie e restituendo una visione fredda e documentata della mafia come struttura di potere globale.

Salvatore Giuliano film cult Rosi
Salvatore Giuliano tra i
successi di Rosi-foto ig@bw_movieshot-Cineblog.it

Cristo si è fermato a Ebolio (1979), tratto dal romanzo di Carlo Levi, amplia lo sguardo verso l’Italia dimenticata. Qui la denuncia è sociale e culturale: l’emarginazione, l’abbandono dello Stato e l’ingiustizia storica diventano elementi centrali di un racconto ancora dolorosamente attuale. La forza del film risiede nella capacità di coniugare denuncia sociale e grande cinema narrativo: le immagini delle campagne, dei borghi e delle persone diventano testimonianza visiva di una realtà tragicamente attuale, perché molti dei problemi affrontati da Levi e Rosi, come la disuguaglianza territoriale e la marginalizzazione, continuano a persistere anche oggi.

L’osservazione critica nel cinema di Francesco Rosi

Nei film citati di Francesco Rosi il cinema si conferma uno strumento di osservazione, in grado di leggere il presente attraverso il passato. La sua capacità di combinare ricerca accreditata delle fonti, ma anche una narrazione che si lega al senso civico, rende le sue opere e uniche e dotate di testi utili per comprendere le dinamiche del potere e della società italiana di ieri e di oggi.

Il cinema di Francesco Rosi non è solo storia: è un patrimonio vivo, una lente sul mondo e una lezione di responsabilità civica. Vedere oggi questi film significa riconoscere come certe dinamiche di potere continuando a ripetersi, anche se assumono nuove forme.

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