venerdì, Febbraio 20, 2026
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Anche a distanza di 51 anni, questo film rimane uno degli sci-fi più audaci di sempre

Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick e Ingmar Bergman sono tra i più celebrati registi del XX secolo, ma troppo spesso si dimentica un altro nome fondamentale: Andrej Tarkovskij. Il cineasta russo ha saputo unire immagini statiche e suggestive a profonde riflessioni filosofiche, creando opere che da decenni affascinano critici e studiosi. Se Andrej Rublev e Stalker sono considerati i suoi film migliori, non si può ignorare quello che forse è il suo capolavoro assoluto: Solaris. Anche dopo 51 anni dalla sua uscita, questo film continua a distinguersi come uno degli sci-fi più audaci mai realizzati: la sua capacità di sorprendere e inquietare il pubblico rimane intatta ancora oggi, grazie a scelte narrative e visive che ancora oggi influenzano il genere.

Ispirato al romanzo omonimo di Stanislaw Lem del 1961, Solaris segue la storia dello psicologo Kris Kelvin (Donatas Banionis), inviato su una stazione spaziale in orbita attorno al misterioso pianeta Solaris. Il suo compito è valutare la salute mentale degli scienziati a bordo, ma al suo arrivo si rende conto che qualcosa di inquietante sta accadendo. La superficie oceanica di Solaris sembra avere la capacità di sondare la mente degli esseri umani, materializzando figure legate ai loro ricordi più profondi. Per Kelvin, questo significa ritrovarsi faccia a faccia con l’apparizione di sua moglie Hari (Natalya Bondarchuk), morta suicida dieci anni prima.

Tarkovsky utilizza questo incontro per esplorare temi esistenziali: cosa significa essere umani? I sentimenti ei ricordi rendono reale una persona, anche se è solo una proiezione della nostra mente? Kelvin si interroga se accettare questa seconda possibilità o affrontare la realtàuna scelta che riflette il dilemma universale tra illusione e verità.

Rispetto a 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, che immagina un futuro tecnologico avanzato, Solaris dipinge un quadro più cupo: la stazione spaziale è decadente, gli scienziati sono tormentati, e ogni speranza di accoglienza Solaris sembra svanita. Tarkovsky non si concentra tanto sul progresso scientifico quanto sugli effetti psicologici dell’esplorazione spazialeponendo interrogativi ancora oggi attuali.

Il film ha avuto trasposizioni diversetra cui una versione televisiva sovietica del 1968 e un remake hollywoodiano del 2002 diretto da Steven Soderbergh con George Clooney. Quest’ultima versione, più breve e focalizzata sulla relazione tra i protagonisti, ha diviso il pubblico, ma non ha eguagliato la profondità dell’originale di Tarkovsky.

Dopo più di 50 anni, Solaris rimanenti un’opera imprescindibile della fantascienzacapace di far riflettere lo spettatore sulla natura dell’amore, della memoria e dell’identità. Un viaggio cinematografico che, proprio come il pianeta Solaris, continua a rispecchiare le nostre più profonde inquietudini.

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Fonte: CBR

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