Nel corso degli anni, pochi film italiani hanno mantenuto un riconoscimento così costante e trasversale a livello internazionale come Il conformista di Bernardo Bertolucci. Uscito nel 1970, il film è oggi considerato uno dei vertici assoluti del cinema europeo, capace di limitare generazioni di registi e di imporsi come punto di riferimento per la critica di tutto il mondo, tanto da venire definito senza esitazioni un capolavoro.
Non si tratta soltanto di una rivalutazione tardiva, ma di un consenso che si è consolidato nel tempo. Ancora oggi, l’opera di Bertolucci viene citata, studiata e inserita nelle liste dei migliori film mai realizzati, grazie a una combinazione unica di ambizione narrativa, forza visiva e profondità tematica. Il suo impatto è racconto da aver lasciato un segno evidente anche nel cinema americano, influenzando autori e stili ben oltre i confini italiani.
Tratto dal romanzo di Alberto Moravia, Il conformista racconta la storia di Marcello Clerici, un uomo che sceglie di aderire al fascismo non per credenze ideologiche, ma per il desiderio quasi ossessivo di sentirsi “normale”, di appartenere a qualcosa. È proprio questa ricerca di conformità a diventare il cuore del film: un viaggio inquietante nella psicologia di un individuo disposto a rinunciare alla propria identità pur di non sentirsi diverso.
Bertolucci costruisce questo percorso attraverso una struttura narrativa complessa e non lineare, che intreccia passato e presente, memoria e percezione. Il racconto si sviluppa come un flusso continuo di ricordi, capace di riflettere lo stato mentale del protagonista e di coinvolgere lo spettatore in una dimensione quasi onirica. Una scelta stilistica che, all’epoca, risultava audace e che oggi viene riconosciuta come uno degli elementi più innovativi del film.
Ma è soprattutto sul piano visivo che Il conformista ha lasciato un segno indelebile. La fotografia di Vittorio Storaro, con i suoi giochi di luce, colori e geometrie, trasforma ogni scena in una composizione studiata nei minimi dettagli. Gli ambienti, le architetture e persino i movimenti dei personaggi contribuiscono a costruire un universo estetico che non si limita a raccontare la storia, ma la amplifica, rendendo visibili le tensioni interiori del protagonista.
Accanto alla dimensione visiva, il film si distingue anche per la sua capacità di creare elementi diversi: il fondente racconto politico, il dramma psicologico e una componente quasi simbolica convivono in equilibrio, dando vita a un’opera stratificata, aperta a molteplici interpretazioni. Non è un caso che il film continui ad essere oggetto di analisi e lettura, proprio per la sua natura complessa e sfuggente.
Un altro elemento che ha contribuito alla sua fama internazionale è la sua sorprendente attualità. Nonostante sia ambientato nell’Italia degli anni Trenta, Il conformista continua a parlare al presente, mettendo in discussione il rapporto tra individuo e società, tra identità e adattamento. Temi che, ancora oggi, risultano estremamente rilevanti e universali.
Nel corso del tempo, il film ha influenzato profondamente il linguaggio cinematografico, diventando un punto di riferimento per autori come Francis Ford Coppola e Martin Scorsese. La sua capacità di coniugare ricerca formale e potenza narrativa ha aperto nuove possibilità espressive, contribuendo a ridefinire il modo di fare cinema.
Oggi, a oltre cinquant’anni dalla sua uscita, Il conformista continua a essere percepito come un’opera fondamentale. Non solo come uno dei grandi film italiani, ma come un capolavoro capace di attraversare epoche e culture, mantenendo intatta la propria forza espressiva.
Ed è proprio questa capacità di rimanere attuale e influente a spiegare perché, ancora oggi, il consenso internazionale resta così solido. Più che un semplice classico, è un film che continua a interrogare lo spettatore e a ridefinire il proprio significato nel tempo. Un’opera che, senza dubbio, merita ancora oggi di essere riscoperta.
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Fonte: Il Guardiano
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