Nel 2006, Il Diavolo Veste Prada era diventato in poche settimane qualcosa di più di un film di grande successo: era diventato un codice culturale. Miranda Priestly — la direttrice di moda più temuta del cinema americano — era entrata nell’immaginario collettivo non come personaggio ma come archetipo.
La sua battuta “Questo è tutto” aveva smesso di essere una citazione ed era diventata un modo di vivere, una citazione che con gli anni i social, che venti stagioni fa non erano quelli di oggi, hanno ripreso e codificato.
Il Diavolo veste Prada, tutti confermati
Per vent’anni, il seguito era rimasto un’ipotesi sospesa tra smentite e mezze promesse. Meryl Streep aveva più volte detto che non era interessata a tornare nei panni della direttrice di Runway. Ma anche Emily Blunt aveva dichiarato di non essere completamente convinta. E Anne Hathaway, nel frattempo diventata una grandissima protagonista assoluta in grado di permettersi anche copioni eccellenti, era rimasta in silenzio strategico.
Poi, nell’estate del 2024, Disney e 20th Century Studios avevano annunciato ufficialmente la produzione del secondo capitolo, con la conferma del ritorno di tutto il cast principale e dell’intera squadra creativa: il regista David Frankel, la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna — già autrice del primo adattamento — e la produttrice Wendy Finerman. Un caso più unico che raro: un seguito accettato in blocco da tutti i propri punti di forza, nessuno escluso.
Il trailer è stato presentato il 1 febbraio 2026 scorso durante la cerimonia dei Grammy Awards, sulle note di Vogue di Madonna. In poche ore aveva già fatto il giro del mondo.
La trama: il potere si è ribaltato
Ma venti anni dopo Runway è in crisi. Come la stampa di mezzo mondo, quella quotidiana e quella specializzata. E se molti concorrenti hanno già chiuso, la rivista che Miranda Priestly ha guidato per decenni con pugno di ferro si trova ad affrontare quello che nessun abito di Chanel o numero di Vogue poteva fermare: il declino inesorabile della carta stampata. Il tutto motivato anche da costi esorbitanti.
Gli inserzionisti se ne vanno, i lettori migranti online, i conti non tornano. Miranda è ancora al suo posto — non potrebbe essere altrimenti — ma per la prima volta nella sua carriera non è lei a dettare le condizioni.
Per salvare Runway ha bisogno di un investimento massiccio, e l’unica persona in grado di fornirlo è proprio Emily Charlton, la sua ex prima assistente che nel frattempo ha scalato il settore del lusso fino a diventare dirigente di un grande gruppo — ispirato liberamente a colossi come LVMH o Kering — da cui dipende il budget pubblicitario di cui la rivista ha disperatamente bisogno.

Dinamiche ribaltate: è cambiato tutto
La dinamica è quella del film originale, ma completamente ribaltata: Miranda si trova nel non facile ruolo di chi è costretta a chiedere. Emily può decidere se concedere. E Andy Sachs — l’altra ex assistente, quella che vent’anni fa era scappata da Runway lasciando il telefono sul bordo di una fontana a Parigi — torna come responsabile dei contenuti della rivista, osservatrice privilegiata di uno scontro tra due donne che non si sono veramente mai risolte.
Il momento chiave del trailer dice tutto: Andy si ripresenta negli uffici di Runway e Miranda la guarda come se non l’avesse mai vista. “Scusa, lei chi è? Tu la conosci? Io la conosco?” chiede rivolgendosi a Nigel, che risponde: “Era una delle Emily.” Miranda: “Una delle che?” Per lei le assistenti sono sempre stati intercambiabili e si chiamavano tutte Emily. Il film dimostra di non avere dimenticato da dove viene.
Il cast: tutti tornano, con qualche new entry di peso
Meryl Streep è Miranda Priestly. A settantasei anni, l’attrice più premiata della storia del cinema americano torna al ruolo che — paradossalmente — non è mai stata la sua preferita. Sono state poche le party che la donna dell’Oscar non ha completamente abbracciato. Una è sicuramente Miranda, e per trovarne un’altra bisogna tornare a She Devil, film del 1989 in cui la Streep interpreta Mary Fisher, una svampita scrittrice di romanzetti rosa che fa rompere il matrimonio del suo commercialista scatenando le ire della moglie di lui, una straordinaria RoseAnn Burr.
La Streep aveva dichiarato più volte di aver trovato Miranda troppo unidimensionale. Il seguito cambia questa prospettiva: per la prima volta il personaggio ha una reale debolezza, un’età che pesa, un mondo che non la riconosce più.
Un cast confermato e aggiornato
Anne Hathaway è una Andy Sachs matura e competitiva. Non più la neolaureata intimidita dal mondo della moda e incerta sul suo ruolo nel mondo, ma una professionista con vent’anni di carriera alle spalle che torna in un posto che pensava di aver lasciato definitivamente. La Hathaway ha curato personalmente che il set rispettasse standard di inclusività corporea nelle scene di sfilata — dopo aver osservato insieme alla Streep una passerella reale durante i preparativi del film, era rimasta colpita dalla magrezza estrema delle modelle e aveva ottenuto dalla produzione garanzie formali in merito.
Emily Blunt torna ad essere Emily Charlton. Il personaggio che nel primo film era la rivale crudele di Andy ora è la vera protagonista del sequel: è lei ad avere il potere, è lei a dover decidere se utilizzare per aiutare o per vendicarsi. Blunt ha definito il film “meraviglioso” nelle rare dichiarazioni rilasciate durante le riprese.
Stanley Tucci torna come Nigel, il direttore artistico di Runway, figura di equilibrio tra il caos di Miranda e il mondo esterno. Kenneth Branagh entra nel cast come il nuovo marito di Miranda — personaggio inedito, assente nel primo film — portando una dimensione privata che il sequel esplora per la prima volta. Tra le new entry anche Simone Ashley, Lucy Liu, Justin Theroux, BJ Novak e Pauline Chalamet.

Il Diavolo veste Prada 2, le riprese tra New York e Milano
Il film è stato girato principalmente a New York, dove sono ambientate le sequenze negli uffici di Runway e nella vita quotidiana dei personaggi. Ma una parte significativa delle riprese si è svolta a Milano, durante la fashion week autunno-inverno 2025: una scena è stata girata dal vivo durante la sfilata Dolce & Gabbana, con Meryl Streep in prima fila in trench di vinile e occhiali scuri e Stanley Tucci al suo fianco.
La presenza di Streep a una sfilata reale — con Anna Wintour seduta a pochi metri di distanza, forse la vera ispirazione del personaggio di Miranda — è uno di quei cortocircuiti tra finzione e realtà che il cinema riesce a produrre raramente. Le foto erano diventate virali prima ancora che la produzione le autorizzasse.
Gli outfit del sequel sono già oggetto di analisi dettagliate da parte della stampa di moda internazionale: il film, come il primo capitolo, punta a fare del guardaroba un elemento narrativo, non decorativo. Miranda veste diversamente — più controllata, meno stravagante — come se l’età avesse affinato invece di diminuire la sua precisione stilistica.
Il Diavolo veste Prada 2, perché questo sequel è un rischio calcolato
I sequel dei film cult raramente funzionano anche alcuni sono andati anche meglio dell’originale. La storia del cinema è piena di secondi capitoli attesi con entusiasmo e accolti con delusione. Il Diavolo Veste Prada 2 ha alcune caratteristiche che lo distinguono dai casi più preoccupanti: la stessa squadra creativa, le stesse attrici protagoniste, una trama che non replica ma evolve.
Il rischio principale non è tecnico ma emotivo: il pubblico che ama il primo film ha con Miranda Priestly un rapporto costruito su vent’anni di citazioni, meme, rivisitazioni. Qualsiasi cambiamento al personaggio — e il seguito ne prevede parecchi — rischia di essere vissuto come una violazione. Meryl Streep con una debolezza reale è Miranda Priestly o è qualcos’altro?
La risposta arriverà il 29 aprile. In Italia il film uscirà con qualche giorno di anticipo rispetto agli Stati Uniti, dove il debutto è fissato al 1° maggio — tempismo studiato: pochi giorni prima del Met Gala, l’appuntamento di moda più seguito al mondo. Difficile immaginare una pubblicità migliore.
Il Diavolo Veste Prada era costato 35 milioni di dollari e aveva guadagnato dieci volte tanto solo ai botteghini. Il budget per il sequel sfiora i 150 milioni di dollari.

