Durante il suo percorso durato quasi vent’anni, Menti criminaliuna vera e propria istituzione nel panorama delle serie crime procedural, è riuscita a creare un seguito tanto vasto quanto appassionato grazie alle realistiche e disturbanti raprpesentazioni dei serial killer e alle meticolose indagini dell’Unità di Analisi Comportamentale dell’FBI.
Oggi Menti criminali rappresenta una delle massime espressioni del genere, alla quale i fan hanno sempre riconosciuto il coraggio di osare esplorando non solo i meandri più oscuri dei criminali, ma anche la psiche dei suoi stessi protagonisti, ognuno con i propri coni d’ombra. Un intento accompagnato da una qualità sempre alta della scrittura degli episodi, tra i quali tuttavia uno in particolare sembra innalzarsi su tutti.
Per gran parte del pubblico e della critica, la massima espressione della serie è avvenuta con il primo episodio della seconda stagione, “Il re pescatore, seconda parte”, considerato come uno dei più memorabili e intensi mai approdati sul piccolo schermo.
L’episodio in questione riprende la fila del finale della stagione precedente, immergendosi nello stesso, scioccante scenario. L’FBI è infatti sotto shock dopo gli eventi della sparatoria che ha visto coinvolta Elle Greenaway. Un evento che fa emergere tutta la pericolosità dell’UnSub di turno, un avversario tanto spietato quanto inafferrabile che riesce ad avvicinarsi alla squadra fino a riuscire a colpirla dall’internosfruttando gli eventi del passato di ognuno dei protagonisti per manipolarli.
Tra i punti di forza dell’episodio vi è senza dubbio l’ingresso della madre di Spencer Reid, portata efficacemente su schermo da Jane Lynch, la quale riesce a restituire tutta la complessità e il dolore delle dinamiche familiari che hanno afflitto il passato del giovane profiler, e che sembrano turbarlo ancora oggi.
Ad ogni modo, non possiamo parlare di quello che è il miglior episodio di Menti criminali senza citare il perfetto equilibrio tra tensione narrativa e introspezione psicologicaspingendosi ben oltre i confini della classica caccia al colpevole per insidiarsi nelle fragilità dei suoi protagonisti. Fin sa subito emerge poi la chiara sensazione che nessuno sia al sicuro, con ognuno di essi che si ritrova costretto a fare i conti con i propri traumi irrisolti e il proprio dolore.
Con il panorama procedurale che fatica a reinventarsi, Menti criminali si è sempre distinta per il suo focus sul lato più intimo de i suoi investigatori, non esitando al tempo stesso a raccontare i lati più oscuri delle menti criminali senza scappatoie o edulcorazionie ad oggi il “Il re pescatore, seconda parte” ne rimane l’apice incontrastato.
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