In un panorama crime sempre più vasto e costellato di film di facile fruizione realizzati col pilota automatico, vale la pena ricordare una gemma uscita 11 anni fa che a conti fatti continua a rappresentata una vera e propria gemma del generee che meriterebbe di essere recuperata da tutti gli appassionati.
Stiamo parlando di Mojavecrime thriller scritto e diretto da William Monahan che ad oggi continua ad esercitare un fascino irresistibile veicolato da un cast di attori di razza Tra i quali spiccano Garrett Hedlund, Oscar Isaac, Mark Wahlberg e Walton Goggins.
Il film segue Thomas (Hedlund), un artista di successo in piena crisi esistenziale che decide di isolarsi nel deserto del Mojave per sfuggire alla propria vita. Lì incontra Jack, un enigmatico vagabondo interpretato da Oscar Isaac, e da quel momento la storia si trasforma in un gioco psicologico ambiguo fatto di paranoia, violenza e lunghi confronti filosofici. Un mix che, sulla carta, avrebbe potuto risultare insostenibile, ma che in questo caso immerge lo spettatore in un’atmosfera ipnotica, trascinandolo in una spirale sempre più surreale.
Gran parte del merito è proprio di Isaac, che regala una performance magnetica e imprevedibile. Il suo Jack cambia continuamente volto, passando dall’individuo affascinante e carismatico a una figura inquietante e fragile, o completamente fuori controllo. Anche quando i dialoghi sfiorano l’assurdo o sembrano voler ostentare una profondità filosofica fin troppo evidente, l’attore riesce a renderli credibili grazie a un’intensità fuori scala che rappresenta uno dei grandi punti di forza del crimine.
Il film stesso sembra barcollare costantemente sull’orlo del surreale, con i personaggi che entrano ed escono di scena con una logica quasi onirica, le conversazioni che si trasformano all’improvviso in scontri esistenziali e la trama rischia più volte di perdersi dentro il proprio simbolismo. Ma anziché crollare, questa instabilità diventa parte integrante del fascino dell’opera.
Anche il cast di supporto contribuisce a rendere tutto ancora più memorabile. Walton Goggins porta sullo schermo la sua consueta imprevedibilità nervosa, mentre Mark Wahlberg lascia il segno nonostante uno spazio ridotto. Hedlund, invece, funziona perfettamente come punto d’equilibrio del racconto. Il suo Thomas passa gran parte del film reagendo a eventi che non comprende fino in fondo, una sensazione che finisce inevitabilmente per riflettersi anche sul pubblico.
Mojave è in fin dei conti un film disordinato e spesso autoindulgente, tuttavia è proprio questa sua energia creativa fuori controllo a renderlo così interessante oggi. In un panorama pieno di thriller perfettamente confezionati ma incapaci di lasciare il segno, Mojave continua invece a distinguersi grazie alla sua personalità ruvida, ambiziosa e stranamente affascinante.
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