Oggi è quasi impossibile parlare del genere fantasy senza pensare alla trilogia de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, affermatasi fin dal suo esordio come un punto di svolta che ha imposto i nuovi, altissimi standard nel nuovo millennio, e che ha dato vita ad un’onda lunga che vibra con forza ancora oggi grazie a serie come Casa del Drago. Ma prima dell’avvento sui grandi schermi della Terra di Mezzo e della Compagnia dell’Anello, quale film era stato considerato fino a quel momento il più importante e celebrato esponente del fantasy?
Prima del nuovo millennio, l’apice assoluto del genere sul grande schermo è stato senza dubbio toccato nel 1981 da Excalibur di John Boorman. L’epico film incentrato sul Ciclo Arturiano è considerato ancora oggi una delle esperienze cinematografiche più visionarie e influenti mai realizzate, capace di lasciare un’impronta evidente non solo sul fantastico genere, ma anche su numerose produzioni di generi diversi arrivate negli anni successivi.
Ispirato all’opera La morte di Artù scritta da Thomas Mallory nel 1470, Excalibur racconta l’ascesa e la caduta di Re Artù. Tuttavia, invece di semplificare il mito o renderlo più moderno, Boorman sceglie di abbracciarne tutta la visione epicasimbolica e onirica della fonte originale, rifiutandosi fin dal principio di renderla accessibile a tutti i costi per il grande pubblico. Ne risulta quindi un film imponente e ambizioso che rifugge ogni possibile realismo storico attenendosi a quella che lo stesso regista definiva una “verità mitica”, immergendo lo spettatore in un mondo tanto affascinante quanto oscuro e brutaleben lontano dalle rappresentazioni più patinate a cui il fantasy contemporaneo ci ha abituati.
Non sorprende che Excalibur abbia influenzato a sua volta il respiro epico alla base della trilogia de Il Signore degli Anellisoprattutto grazie a un immaginario visivo ancora oggi difficilmente eguagliato. Grazie alla fotografia di Alex Thomson il film può vantare una straordinaria bellezza visiva che ci regala l’impressione di osservare un dipinto preraffaellita in movimento che sfuma i confini tra i personaggi e l’ambiente circostante, immergendoci in un’atmosfera onirica inconfondibile alla quale si contrappone tuttavia una violenza cruda e mai edulcorata.
La forza di Excalibur risiede inoltre nella sua straordinaria ambizione narrativa. Boorman è infatti riuscito a condensare l’intero ciclo arturiano in poco più di due ore, attraversando la parabola di Uther Pendragon, la nascita del regno di Camelot, l’istituzione della Tavola Rotonda, la ricerca del Santo Graal e il tragico declino del regno. Una struttura che sulla carta avrebbe potuto risultare caotica, ma che funziona proprio perché segue la logica del mito anziché quella della narrazione moderna, con salti temporali improvvisi e un racconto scandito dal susseguirsi delle stagioni e dei cicli della natura.
Tutto questo impianto è stato inoltre supportato da un cast di altissimo livello che ha visto tra le sue fila alcuni dei più quotati attori britannici di sempre. Tra questi vi sono Nigel Terry (Re Artù), Helen Mirren (Morgana), Liam Neeson (Galvano), Patrick Stewart (Leodegrance), Gabriel Byrne (Uther Pendragon), Nicol Williamson (Merlino) e Ciarán Hinds (Lot)
Per tutti questi motivi, a oltre quarant’anni dalla sua uscita, Excalibur continua a essere considerato un classico imprescindibile. In un’epoca in cui molti fantasy preferiscono spiegare ogni dettaglio del proprio universo in nome della coerenza narrativa, il film di John Boorman lascia spazio al mistero, al simbolismo e alla potenza del mito. Un approccio estremo che lo ha reso di fatto il più sincero e immaginifico esponente del fantasy prima dell’avvento de Il Signore degli Anelli.
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Fonte: CBR
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