Milo Infante si prepara al debutto su Rete 4 nell’autunno 2026, con una striscia quotidiana dalle 11 alle 13 e un appuntamento a prima serata il martedìdopo l’addio a Rai 2 e l’esperienza di Ore 14raccontando al settimanale Chi le ragioni del passaggio a Mediaset, il peso delle responsabilità nuove e alcuni passaggi privati della sua vita.
Milo Infante da Rai 2 a Rete 4: il nuovo doppio impegno
Il trasloco televisivo di Milo Infante arriva dopo una stagione in cui il giornalista aveva rivendicato i risultati ottenuti con Ore 14 su Rai2programma che, nelle sue parole, partiva da una fascia non semplice. «Venivamo da una tradizione di ascolti bassi il giovedì sera. In pochi mesi abbiamo portato gli ascolti al 7,5%quest’anno abbiamo salutato il pubblico al 10%», ha ricordato nell’intervista a Chitornando su numeri che considera centrali nel suo percorso.
Il conduttore, senza alzare i toni, ha fatto capire che il rapporto con la Rai si era progressivamente complicato. Ha spiegato di aver presentato «anche nei mesi scorsi» una serie di richieste, proposte e idee di sviluppo che, a suo dire, non sarebbero stati prese in considerazione. E qui si ferma, quasi a non voler riaprire vecchie polemiche: «Vi invito a leggere gli articoli che sono stati scritti per anni su di me», ha detto, riferendosi alle discussioni sul trattamento riservato a Ore 14 nonostante gli ascolti.
L’incontro con Mediaset e le parole di Pier Silvio Berlusconi
La svolta, secondo il racconto di Infanteè maturata dopo il confronto con Mauro Crippadirettore generale Informazione e comunicazione Mediaset, e con Andrea Deloguvicedirettore generale informazione del gruppo. «Mi hanno prospettato un percorso di crescita, la possibilità di sperimentare, di osare, di rischiare», ha spiegato il giornalista, descrivendo un clima diverso da quello vissuto negli ultimi anni. Una frase, più di altre, restituisce il senso del passaggio: «Per la prima volta, dopo anni, mi fatto hanno sentito parte di una famiglia».
Nel nuovo schema di Rete 4Infante sarà in onda tutti i giorni nella fascia 11-13un segmento delicato del palinsesto, e il martedì seragiornata televisiva fitta di concorrenza. Gli elogi ricevuti da Pier Silvio Berlusconi durante la presentazione dei palinsesti, ha ammesso sorridendo, «non mi fanno dormire la notte» perché portano con sé «una forte responsabilità». Parole grate, ma anche prudenti. Del resto, parte su una rete con una identità informativa molto marcata, impone misura, tenuta, continuità.
Nel ragionamento entra anche Gianluigi Nuzzivolto di Quarto Grado e di Dentro la notiziafino a ieri concorrente diretto e ora collegato nello stesso gruppo editoriale. Infante ne parla con stima, ricordando una conoscenza nata «per strada», tra cronaca, giornali e televisione. Due percorsi paralleli, spesso in competizione. Ora, appunto, dentro la stessa casa.
Il caso Garlasco ei dubbi sull’impianto accusatorio
Nel colloquio con Chi, Milo Infante torna anche sul caso Garlascovicenda giudiziaria che ha seguito a lungo in televisione e sulla quale mantiene una posizione netta. «La mia idea è che Stasi non c’entri nienteche non ci siano le prove della sua colpevolezza», ha dichiarato, riferendosi ad Alberto Stasicondannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Una posizione personale, espressa da cronista che rivendica il lavoro sulle carte e sugli elementi processuali.
Infante cita poi un passaggio che, a suo avviso, potrebbe riaprire ulteriori interrogativi: «C’è un elemento molto forte, che riguarda la Perizia Testi e ancora non è emerso ma che uscirà, e di cui sono a conoscenza». Secondo il giornalista, quel dato getterebbe altri dubbi sull’impianto accusatorio nei confronti di Stasi. Sul fronte Andrea Sempioinvece, invita alla cautela: bisognerà attendere, ha spiegato, l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio e poi, se ci sarà, il processo.
Il rischio, ha aggiunto, è quello di una nuova vicenda lunga e contraddittoria, con passaggi giudiziari alterni, assoluzioni e condanne. Una sorta di replica del percorso già visto per Stasi, ha osservato. Allo stesso tempo, Infante ha detto di avere fiducia nella Procura di Paviache a suo giudizio si è mossa finora «con prudenza e con determinazione». Due parole pesanti, da cronista abituato a maneggiare fascicoli sensibili.
Famiglia, rimpianti e il rapporto con il figlio Daniele
Accanto alla televisione e alla cronaca giudiziaria, nell’intervista emerge il lato privato di Milo Infante. Il giornalista parla della moglie, Sara Venturaavvocata penalista, sposata nel 2006, descrivendo un rapporto fatto di confronto continuo. «Le chiedo pareri gratis dalla mattina alla sera», ha confidato, aggiungendo che lei è «molto diretta, molto onesta» e dice sempre ciò che pensa. Una presenza, lascia intendere, utile anche nel lavoro quotidiano.
Poi c’è Danieleil figlio diciottenne, che solo di recente ha iniziato a interessarsi davvero al mestiere del padre. «Si interessa, fa domande, mi chiede», ha raccontato Infante, sottolineando quanto quel dialogo abbia per lui un valore diverso rispetto al rapporto vissuto con il proprio padre, segnato da scontri e da molte parole rimaste sospese. Non una confessione costruita, piuttosto un bilancio fatto a mezza voce.
Il pensiero va anche ai genitori e ai rimpianti. Infante ricorda le sere in cui avrebbe potuto fermarsi, invece di uscire o lavorare fino a tardi, e chiedere alla madre: «Raccontami di te, della tua vita». Ripensa alle volte in cui lei o il padre cercavano un dialogo e lui, preso da altro, liquidava tutto in fretta. Contro Danieleha detto, è riuscito a fare diversamente: «Mi ha aiutato a chiudere un cerchio».

