Dapprima solo suggeriti e in seguito introdotti come animali vivi e vegeti nella serie grazie alle tre uova di Daenerys, i draghi si sono affermati fin dall’inizio come le creature simbolo de Il Trono di Spadeacquisendo sempre maggiore importanza e minutaggio col passare delle stagioni. Oggi, che sono uno degli elementi più in vista della serie prequel Casa del Dragopossiamo tuttavia comprendere quello che, col senno di poi, si è rivelato il grande errore commesso da Il Trono di Spade con i suoi draghi.
Il diverso approccio tra le due serie è emerso con forza proprio con gli ultimi episodi di Casa del Drago. Laddove entrò Il Trono di Spadela serie prequel ha invece scelto una strada diversa, con i draghi che, seppur inevitabilmente legati ai rispettivi cavalieri, conservano una personalità ben definita che ne influenzano il loro comportamento.
Caraxes riflette l’indole impulsiva e feroce di Daemon Targaryen, senza però ridursi a una semplice estensione del suo cavaliere. Syrax condivide un rapporto speciale con Rhaenyra, mentre Vhagar trasmette costantemente il peso della propria età, della sua esperienza e della sua immensa potenza, rendendo ogni sua apparizione un momento. potenzialmente decisivo.
Si tratta di una differenza apparentemente sottile, ma che cambia completamente il modo in cui queste creature vengono percepite dal pubblico. La terza stagione della serie ha ulteriormente rafforzato questo approccio grazie al selvatico Ladro di pecoreil quale rappresenta probabilmente la migliore testimonianza di quanto lo spin-off abbia deciso di investire sulla caratterizzazione delle proprie creature. Dopo aver vissuto per anni senza cavaliere, Sheepstealer viene infatti introdotto come una creatura che, lontano dal controllo dei Targaryen, ha sviluppato una personalità fortemente indipendente.
Un’indole selvatica che non meno viene neanche quando Rhaena riesce finalmente a rivendicarlo, dimostrando quanto possa essere arduo instaurare un rapporto con un drago che non è cresciuto all’interno della famiglia reale. Anche le prime interazioni con Caraxes hanno lasciato emergere una reciproca diffidenza, sottolineando ancora una volta come i draghi non siano semplici mezzi di trasporto o strumenti bellici, ma esseri con istinti e comportamenti propri.
Insomma, Casa del Drago ah reso i draghi dei veri e propri personaggiregalandogli una caratterizzazione che Il Trono di Spade con Drogon, Rhaegal e Viserion aveva appena sfiorato. A onor del vero, Il Trono di Spade non aveva completamente ignorato questo aspetto. Drogon, ad esempio, possedeva già un carattere più dominante, con la sound designer Paula Fairfield durante la produzione che aveva elaborato diversi vocalizzi per ciascuno dei tre draghi. Un lavoro che tuttavia è rimasto confinato dietro le quinte e che non si è mai tradotto in una caratterizzazione realmente percepibile sullo schermo.
Il risultato è che Drogon, Rhaegal e Viserion hanno finito per essere ricordati dal pubblico soprattutto per la funzione svolta ai fini della trama: il primo come principale alleato di Daenerys, il secondo per il legame simbolico con Jon Snow e la stirpe Targaryen, il terzo per la sua trasformazione in drago del Re della Notte.
Secondo quanto visto finora in Casa del Dragoinvece, ogni creatura può vantare una storia, un carattere e un modo unico di relazionarsi con il proprio cavaliere, trasformandosi così in qualcosa di più di un semplice espediente narrativo. Un fattore che rende i draghi dello spin-off molto più vivi, decretandoli come uno degli elementi più riusciti della serie.
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