In Italia c’è un nome che porta alta la bandiera del genere horror anche oltre i confini ed è Dario Argento. Regista, sceneggiatore, maestro della paura, ha elevato il genere a una forma d’arte totale, dove estetica, musica e narrazione si uniscono in un’esperienza unica. La colonna sonora di Profondo Rosso ne è il simbolo assoluto, che ancora oggi a distanza di mezzo secolo riesce a scaturire inquietudine. La sua filmografia non è soltanto un punto di riferimento per appassionati e studiosi, ma un laboratorio permanente di innovazione, citato da registri di ogni continente.
Prima di diventare il simbolo internazionale del brivido italiano, Argento ha percorso una lunga strada tra thriller e sperimentazioni ed è proprio in questo passaggio, tra la tensione del giallo e l’abbandono dell’horror, che nasce il suo stile più puro: un linguaggio fatto di colori saturi, architetture impossibilicolpi di scena che non perdonano e un uso del sonoro che ancora oggi resta inimitabile.
Il mondo di Dario Argento
Tra le decine di titoli diventati leggendari cinque spiccano come veri spartiacque per il cinema mondiale: Profondo Rosso, Suspiria, Inferno, Fenomeni e Opera. Cinque film diversissimi tra loro, ma uniti da un denominatore comune: trasformano la paura in un viaggio ipnotico in cui i battiti cardiaci accelerano in un crescendo di atmosfere cupe e terrificanti.

Profondo Rosso (1975): E’ con questa pellicola cult che Dario Argento abbandona definitivamente i binari del thriller tradizionale per virare verso un cinema più inquieto e visionario. Considerato da molti il suo capolavoro assoluto, il film è la sua svolta artistica radicale: è qui che nascono le ossessioni che accompagneranno il regista per tutto il resto della carriera. Dall’indimenticabile colonna sonora dei Goblin — vera protagonista sonora della pellicola — agli effetti speciali firmati anche dal maestro Carlo Rambaldi, ogni elemento contribuisce a un’atmosfera quasi ipnotica. Il percorso del pianista Marc Daly, inchiodato a un enigma che dissolve progressivamente la realtà, diventa un manuale su come costruire tensione attraverso dettagli, riflessi, omissioni.
Suspiria (1977): Se Profondo Rosso apre una porta, Suspiria la spalanca definitivamente. Con questo film, Argento si libera di ogni residuo realistico e costruisce un’opera d’arte totale, dove la logica cede il passo alla pura sensazione. È un film che non si guarda: si subisce. Ambientato in un’accademia di danza a Friburgo, la protagonista Suzy si addentra in un labirinto dove la paura ha il profumo della magia nera. Il film inaugura la trilogia delle Tre Madri e resta, ancora oggi, una delle opere più imitate nella storia dell’horror mondiale.
Inferno (1980): Tre anni dopo, Argento torna nell’universo esoterico inaugurato da Suspiria con Inferno, forse il suo film più enigmatico. Ispirato ai passaggi del Suspria de Profundis di Thomas De Quincey, il regista approfondisce il mito delle Tre Madri e firma un’opera che predilige l’atmosfera ad una forma narrativa più linneane. Tra New York e Roma, simboli nascosti e presenze ultraterrene danno vita a un film che sembra un sogno febbrile.
Fenomeni (1985): Con Phenomena, Dario Argento firma uno dei film più amati dalla sua fanbase — e lo dichiara spesso: è il suo preferito. Una scelta che non sorprende, perché qui l’autore gioca con elementi insoliti: telepatia, insetti, un’atmosfera fiabesca, ambientazioni svizzere che sembrano dipinte. La giovane Jennifer, interpretata da una giovanissima Jennifer Connelly, diventa il tramite tra il mondo razionale e quello naturale, in un intreccio dove gli insetti diventano alleati, indizi e testimonianze delle atrocità umane.
Opera (1987): Con Opera, Argento prende uno dei luoghi più solenni della cultura europea — il teatro lirico — e lo trasforma in un palcoscenico della paura. È un film che mescola superstizione, arte e violenza con un ritmo serrato e un’estetica glaciale. Il volto della giovane Betty, costretta a guardare la violenza con gli spilli sugli occhi, è una delle immagini più celebri e disturbanti della filmografia tipica del regista. Argento non ha solo diretto il film: ha creato un linguaggio.

