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A distanza di 4 anni, la cancellazione di questo controverso ma geniale crime drama grida ancora vendetta

Al suo debutto su Fox avvenuto nel 2019, Figliol prodigo era sembrata fin da subito una scommessa azzardata. Una rete generalista non sembrava esattamente il giusto contesto per far sbocciare una serie dai contorni cupi e disturbanti tipici delle storie a tema serial killer, al punto che questa venne cancellata dopo appena 2 stagioni e 33 episodi complessivi.

Costruita attorno a una dinamica padre-figlio che mescola thriller psicologico e commedia dark, la serie non si è mai adattata davvero allo stampo procedurale inizialmente attribuitole. Proprio questa sottile ambiguità l’ha spinta ad essere etichettata come “divisiva” fin dalla prima messa in onda. Oggi, però, su Netflix, quelle stesse caratteristiche sembrano la stiano aiutando ad emergere in un panorama televisivo ormai saturo di true crime e profiler tutti uguali.

La trama della serie è incentrata sul giovane Malcolm Bright (Tom Payne), un profiler dotato di una straordinaria capacità di pensare come un assassino — anche perché è stato cresciuto da uno di loro. Suo padre è Martin Whitly (Michael Sheen), celebre serial killer conosciuto come “Il Chirurgo”, responsabile di oltre venti omicidi che gli hanno attribuiti il ​​sinistro soprannome.

Tuttavia, da bambino è stato proprio Malcolm a giocare un ruolo decisivo nella cattura del padre. Da adulto ha poi fatto di tutto per prendere le distanze dalla sua eredità, non esitando a cambiare nome, recidere i legami familiari e costruire una brillante carriera da profiler del FBI per dimostrare — prima di tutto a se stesso — di non essere come lui. Ma quando emerge la figura di un assassino emulatore di suo padre, Malcolm è costretto a tornare a confrontarsi col suo passato e con l’uomo che ha cercato disperatamente di dimenticare.

Ogni episodio alterna il caso della settimana al progressivo deterioramento psicologico del protagonista. Malcolm soffre di un grave disturbo da stress post-traumatico, di insonnia cronica e della costante paura che la malvagità di suo padre faccia in qualche modo parte di lui. Figliol prodigo non fa nulla per attenuare questa tensione — Malcolm arriva letteralmente a legarsi al letto per dormire — e ogni incontro con Martin contribuisce a rendere il confine sempre più fragile.

Gran parte della reputazione della serie si regge, giustamente, sulla performance di Michael Sheen. Il suo Martin Whitly non è affatto un mostro distante e glaciale. Si mostra infatti come affabile, teatrale, incredibilmente carismatico e sinceramente convinto di essere un buon padre. Più che rifarsi pedissequamente all’archetipo di Hannibal Lecter, Sheen interpreta Martin come un uomo che considera i suoi crimini semplici inconvenienti, non fallimenti morali. L’omicidio, per lui, è solo un mezzo, mentre il vero obiettivo è mantenere un legame emotivo con il figlio.

Accanto a lui, Tom Payne regge il peso emotivo della serie regalandoci un Malcolm nervoso, sarcastico, impulsivo e spesso tutt’altro che simpatico. Un protagonista moralmente grigiodifficile da amare, ma proprio per questo molto più credibile di altri. Più cerca di dimostrare di non essere suo padre, più si muove su quella linea sfocata che separa l’eroe dal villain.

Molti critici hanno faticato ad accettare il tono della serie, in costante oscillazione tra scene del crimine grottesche, umorismo nerissimo e melodramma sopra le righe. C’è chi ne ha apprezzato il caos e la volontà di essere eccessivo, e chi invece lo ha accusato di essere derivativo, citando influenze evidenti de Il silenzio degli innocenti e Drago Rossosenza però la disciplina di serie crime di maggior successo Proprio questa mancanza di compromessiè il fattore che ad oggi sta facendo di Figliol prodigo un piccolo culto. Si tratta senza dubbio di una serie imperfetta, ma è disturbante ein molti frangenti audace, la cui cancellazione — col senno di poi — continua a suonare più di un’occasione sprecata.

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Foto: Volpe

Fonte: Collisore

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