La vita di un noto killer della ‘ndranghetaviene messa sotto le luci dei riflettori grazie al cinema, con una nuova forza. Ammazzare Stanca, il nuovo film di Daniele Vicari infatti, con Gabriel Montesi e Vinicio Marchioniprende vita dalle pagine dell’autobiografia omonima in cui al centro c’è Antonio Zagari, figura complessa e tragica della storia della mafia italiana.
La vicenda di Zagari appartiene ad un mondo chiuso e feroce, fatto di codici, omertà e rituali violenti. Un mondo che lui stesso ha abitato per anni, prima di decidere di voltare le spalle a quella stessa organizzazione che lo aveva cresciuto e trasformato in un ingranaggio del suo meccanismo mortale. Il film, ora in sala, riapre un capitolo che molti ricordano soltanto a metà.
Chi era davvero quest’uomo? E perché la sua autobiografia, pubblicata nel 1992, è diventata un riferimento così scomodo da essere considerata quasi “proibita”? Per capirlo bisogna tornare indietro, quando Zagari era solo un ragazzo cresciuto all’ombra della ‘ndrangheta.
La vita di Antonio Zagari
Antonio Zagari nasce nel 1954 a San Ferdinandoin Calabria, figlio del capo di una delle famiglie più influenti della zona. “Mentre mia madre , sposa da 9 mesi, mi stava partorendo proprio due minuti dopo l’inizio del 1954 a San Ferdinando, piccolo inquieto paese nella tristemente famosa piana di Rosarno e Gioia Tauro…mio padre Giacomo, allora ventiquattrenne nato e cresciuto sotto la pseudo morale della ‘ndrangheta salutava l’anno nuovo ma anche la mia nascita trafficando il cielo con un mitra”. Inizia così il libro da cui nasce la pellicola.

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Negli anni Sessanta i Zagari lasciano la loro terra per trasferirsi nel Varesotto, ma il legame con l’organizzazione resta intatto. Antonio abbandona presto la scuola e si muove tra lavori occasionali, mentre attorno a lui prende forma un destino che sembra già segnato.
A metà degli anni Settanta arrivano i primi reati: un tentato furto alle Poste, poi una serie di episodi sempre più gravi. Nel tempo diventa un assassino della cosca, responsabile di numerosi omicidi. Lui stesso, anni dopo, descriverà quei momenti come un accumulo di orrori che lo avrebbe portato a un punto di rottura. Una rottura che arriva nel 1990, quando decidere di collaborare con lo Stato insieme a Saverio Morabitofacendo crollare un’intera rete criminale. Le sue dichiarazioni saranno decisive per condanne pesantissime e per l’operazione “Isola Felice”, che nel 1994 porta a oltre cento arresti tra Calabria e Lombardia.
Ma la prima forma di liberazione che Zagari tentò avvenne due anni prima, nel 1992, proprio con la scrittura. Ammazzare defin è il suo racconto diretto, cupo, pieno di immagini che non chiedono perdono. Un libro che non vuole assolversi e non cerca eroismi, ma che scandaglia la spirale di violenza in cui lui stesso si era immerso. Dopo la prima pubblicazione, il volume ha continuato a circolare come un documento raro e scomodo, ristampato nel 2008. La vita di Antonio Zagari termina nel 2004, in un incidente in moto nel luogo protetto dove vivere sotto nuova identità. Una chiusura improvvisa per un uomo che, a modo suo, aveva provato a scappare dal destino delle sue radici.

