lunedì, Febbraio 16, 2026
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Bridgerton, la nuova stagione riapre un problema che la serie non ha mai risolto

Con la stagione 4, Bridgerton è tornata a dominare le conversazioni social e le classifiche Netflix. Il nuovo capitolo, incentrato su Benedict Bridgerton, promette romanticismo, tensione e un percorso di trasformazione emotiva. Eppure, proprio nel momento in cui la serie sembra voler rilanciare la propria formula, riemerge un problema che l’accompagna fin dagli esordi: l’ossessione per il “rake” da redimere.

Benedict è sempre stato uno dei personaggi più sfaccettati della famiglia Bridgerton. Artista, anticonformista, meno legato alle convenzioni rispetto ai fratelli, rappresentava una voce alternativa all’interno dell’aristocrazia londinese. Nelle stagioni precedenti era stato dipinto come curioso, aperto, a tratti ribelle — ma mai come un libertino cinico o manipolatore.

Nella stagione 4, invece, la sua caratterizzazione subisce una brusca sterzata. Fin dal primo episodio, le voci sul suo comportamento dissoluto diventano centrali, e il suo arco narrativo si incanala rapidamente verso la classica traiettoria del “rake” destinato a redimersi grazie all’amore.

Il problema non è tanto la scelta in sé – il trope funziona da sempre nel romance storico – quanto la sua ripetizione sistematica. E, nel caso di Benedict, la sensazione è che la trasformazione sia più funzionale al conflitto romantico che coerente con la costruzione precedente del personaggio.

La frase «I libertini redenti sono i migliori mariti» non è soltanto una battuta all’interno della serie: è quasi una dichiarazione programmatica. Simon nella prima stagione, Anthony nella seconda, Colin nella terza — ora Benedict nella quarta. Ogni volta, il protagonista maschile attraversa una fase di eccessi, rifiuto dell’impegno o paura dell’intimità, per poi essere “corretto” dall’amore del protagonista.

Nel caso di Simon e Anthony, il percorso era radicato in traumi personali ben delineati. Con Colin, già si era percepita una certa forzatura nella sua improvvisa trasformazione in seduttore di ritorno dai viaggi. Con Benedict, la ripetizione del modello diventa ancora più evidente.

Il rischio è che la serie finisce per appiattire le differenze tra i fratelli, rendendoli varianti dello stesso archetipo. Se ogni stagione propone la redenzione dello scapolo problematico, l’effetto sorpresa si attenua e la dinamica romantica perde parte della sua forza.

Bridgerton ha sempre giocato con i codici del romance, rielaborandoli in chiave moderna. Ma quando un trope diventa schema fisso, la scrittura rischia di sembrare prevedibile. La costante necessità che sia la protagonista femminile a “salvare” o riformare l’uomo problematico può risultare ripetitiva, soprattutto in una serie che ha dimostrato di saper osare in altri ambiti — dalla rappresentazione della società all’estetica visiva.

Questo non significa che la stagione 4 sia priva di meriti. La chimica tra i personaggi, l’ambientazione fiabesca e l’intensità emotiva restano punti di forza consolidati. Tuttavia, la sensazione è che la serie sta preferendo la sicurezza della formula già collaudata alla sperimentazione.

Con altri membri della famiglia ancora da esplorare — Francesca, Eloise, Hyacinth e Gregory — Bridgerton ha l’occasione di rompere il ciclo e proporre dinamiche diverse. Un protagonista maschile non costruito attorno alla figura del libertino, o una storia che sovverta il paradigma della redenzione, potrebbe ripristinare freschezza alla serie.

Per ora, però, la nuova stagione riporta in superficie una domanda che accompagna Bridgerton fin dall’inizio: la difficoltà di rinnovare davvero la propria formula romantica. E se il successo non è in discussione, la varietà narrativa lo è sempre di più.

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