Idoli è un’opera che parte dal mondo dello sport e prova a dimostrare qualcosa sulla vita vissuta. IOil cinema si nutre anche di queste vicende. In Italia, poi, sono sempre piaciute le storie che partono da imprese (giovanili o meno) per poi arrivare a dimostrare quanto dietro ogni traguardo si celi una lezione di vita. Pensiamo a opere come Obiettivo – Il Film diretto da Danny Cannon.
Il lungometraggio è andato talmente bene che ne è scaturita una vera e propria trilogia. IOl senso è chiaro: il pubblico, al cinema, vuole vedere storie particolarmente intense. Soprattutto quando e se si parla di traguardi da raggiungere. In tal senso troviamo anche Neverback Down – Mai arrendersi diretto da Jeff Wadlow.
Idoli e il mondo delle corse: due opposti che si attraggono a metà
La peculiarità di queste opere è l’epica mescolata alla semplicità narrativa: le imprese sportive nascondono un senso più profondo che porta ad analizzare relazioni e rapporti umani, partendo dalla duplice o triplice natura emotiva dei protagonisti. A livello italiano ci ha provato anche Leonardo D’Agostini a realizzare un racconto simile con il lungometraggio “Il campione”. Questi film sono tutti molto stimolanti, per chi li mette insieme, ma diventano anche un rischio non indifferente.

La trappola più grande, in cui molti rischiano di cadere, è restare intrappolati nella retorica. Mettere in atto una serie di meccanismi che alimentano stereotipi ed eccessi tutt’altro che funzionali alle emozioni. Si di rischiare di comporre un’opera cinematografica intrisa di suggestioni melense e poco credibili agli occhi di coloro che, nonostante tutto, sono costretti a vivere nel mondo reale e non possono accontentarsi di premere il tasto Play ogni giorno per alimentare una favola anche solo lontanamente paragonabile alla realtà. In questo cortocircuito è caduto anche lui Idoli – Fino all’ultima corsail film diretto da Mat Whitecross con protagonisti Oscar Casas, Ana Mena e Claudio Santamaria.
Il contributo della MotoGP
L’aspetto incoraggiante dell’opera è la collaborazione ufficiale con l’universo MotoGP. Ovvero i motociclisti e tutta l’organizzazione relativa al campionato mondiale hanno dato l’ok per usare i marchi effettivi e le riprese ufficiali. Ci sono infatti tutta una serie di comparse di volti noti dentro e fuori le piste.
Il protagonista di questa storia spagnola è Edu, che corre in un campionato minore e all’inizio lo vediamo cadere all’ultima curva di una gara importante per eccesso di foga: poteva arrivare secondo e vincere il campionato ma invece vuole arrivare primo e perde tutto. La sua scuderia lo caccia tra le urla e un’altra, più professionale, di Moto 2 lo vuole perché gli serve uno come lui come seconda guida.
In questa dimensione c’è però suo padre, che odia, allenatore e lo dovrà seguire passo dopo passo. Sodalizio che impone altre situazioni poco gradevoli per il ragazzo, in primis la figura paterna che diventa una sorta di termometro e coscienza costante arrivo persino a disquisire con chi deve o non dover uscire il pilota per evitare rischi. Qui arriviamo anche alla storia d’amore con Luna Cardona che viene incarnata dalla cantante e attrice Ana Mena.
Amore e motori
Una relazione su cui si basa l’intero equilibrio del film. Una vera e propria epopea fatta di sguardi, complicità e luoghi comuni. La costante sensazione di essere sbagliati, ma nel modo più giusto per entrambi. Il sentimento che salva ogni cosa e si ribella persino alle avversità. La morbidezza delle carezze contro la crudezza della passione motoristica. Forza e delicatezza insieme, fino all’ultima curva, per l’appunto. In questa escalation di sguardi, impegno e testosterone c’è persino spazio per il tormentone spagnoleggiante che diventa colonna sonora capace di entrare in testa e non uscire più. Idoli non vuole rinnovare il genere di riferimento: intende funzionare agli occhi del pubblico. Operazione riuscita in questo senso, ma l’opera è intrisa di retorica e stereotipi superabili nel 2026.
L’unica nota positiva in questo affresco che mescola sport e sentimento si chiama Claudio Santamaria. Vero e proprio fa della bilancia sia in termini interpretativi che in termini di struttura del personaggio. Appare completo, centrato e presente. Se non ci fosse lui, il cast sarebbe da ritenere altamente insufficiente. La sua capacità di restituire l’emozione con uno sguardo riesce a rendere tutto più accettabile. È chiaro che spicca come figura paterna per quello che va a interpretare, ma nella complessità di ogni scena riesce sempre a mettere quel tocco in più di autenticità. Idoli potrebbe funzionare più in streaming che al cinemaper il tipo di regia e costruzione degli scenari: stacchi, montaggio e inquadrature.
Un’epopea sentimentale intrisa di retorica
Dettagli tecnici a parte, resta una storia appetitosa ma non imperdibile. Nel complesso è un film che parla di moto ma non affronta l’universo motociclistico. È solo un espediente per arrivare a molto altro. Cosa preciso? L’epopea sentimentale di due ragazzi che si trovano in mezzo alle necessità di una scuderia alla ricerca del campione che finirà per trovare la strada verso la vera rappacificazione collettiva. Un successo non dipende dai traguardi che si tagliano, ma dalle volte in cui riusciamo a rialzarci dopo una caduta. Se sembra troppo melenso come concetto, è perchè effettivamente lo è. Questo, però, il regista e gli attori volevano comunicare. Ecco perché, forse, di un’opera così non c’era proprio bisogno.

