sabato, Maggio 23, 2026
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Il finale di The Boys ha fatto tanti errori, ma questo è il peggiore in assoluto

Il finale di IL Ragazzi era destinata a far discutere. Dopo cinque stagioni costruite attorno all’ascesa di Homelander, alla guerra contro la Vought e alla progressiva radicalizzazione dei suoi protagonisti, era difficile immaginare una conclusione capace di mettere tutti d’accordo. E infatti le critiche non sono mancate: c’è chi ha trovato la chiusura troppo rapida, chi avrebbe voluto uno scontro più imponente, chi ha visto nella risoluzione finale una scelta meno esplosiva rispetto alle promesse accumulate negli anni. Tra tutte le obiezioni, però, ce n’è una che sembra avere un fondamento particolarmente solido, perché riguarda non solo il finale in sé, ma il modo in cui l’intero universo narrativo di I ragazzi aveva preparato una sua possibile svolta.

Dobbiamo parlare di Marie Moreauinsomma. La protagonista di Gen V non era stata presentata come una semplice comprimaria destinata a comparire di passaggio nella serie madre. Fin dal suo esordio, Marie è stata costruita come una delle supers più particolari e potenzialmente pericolose dell’intero franchising. Il suo potere, legato al controllo del sanguele permette di manipolare il proprio corpo e quello degli altri in modi sempre più estremi. Nel corso dello spin-off, la serie ha progressivamente allargato la portata delle sue capacità, suggerendo che Marie poteva diventare molto più di una studentessa spaesata della Godolkin University: una figura capace di cambiare gli equilibri nella guerra contro Homelander.

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Proprio per questo, la sua presenza nella quinta stagione di I ragazzi sembrava destinata ad avere un peso decisivo. Gen V aveva preparato il terreno, aveva Marie al centro di un percorso di crescita e aveva lasciato intuire che il suo potere potesse trasformarla nell’arma definitiva contro il supe più temuto del mondo. La cancellazione dello spin-off ha reso ancora più delicata la questione: se quella storia non poteva più proseguire nel suo spazio naturale, il finale della serie principale sembrava il luogo più logico in cui raccoglierne almeno una parte dell’eredità.

Invece, Marie viene sostanzialmente lasciata ai margini. Il finale di I ragazzi non le assegna un vero impatto sulla caduta di Homelandernon porta a compimento il potenziale narrativo costruito da Gen V e non trasforma il suo potere in un elemento realmente decisivo. La sconfitta del villain passa solo da Kimiko, Butcher e Ryan, mentre quella che era stata suggerita come una delle variabili più imprevedibili dell’universo della serie resta poco più che una presenza laterale. Non è solo una scelta deludente: è una scelta che rende più evidente la sensazione di una stagione finale messa insieme senza far convergere davvero tutte le premesse aperte.

Eric Kripke ha provato a spiegare questa direzione. A proposito di Marie, lo showrunner ha dichiarato: «Ha tutto questo potere, e tutti online dicono: “Be’, perché non va semplicemente ad affrontare Homelander?”. E io dico: “È una ragazzina di 19 anni! Non ha idea di come maneggiare nulla di tutto questo in modo responsabile e controllato”». Kripke ha anche spiegato che una terza stagione di Gen V avrebbe dovuto mostrare la sua fase di addestramento, una sorta di periodo “con Yoda”, necessario per farle imparare a controllare davvero le proprie capacità.

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La spiegazione ha una sua logica interna, ma non basta cancellare il problema. Perché se Marie non era pronta a diventare la chiave della sconfitta di Homelander, allora la serie avrebbe dovuto gestire meglio le aspettative create attorno a lei. Se il suo ruolo doveva restare marginale, Gen V non avrebbe dovuto prepararla come una promessa così centrale. E se il suo percorso dipendeva da una terza stagione poi cancellata, il tanto discusso finale di I ragazzi aveva comunque la responsabilità di non lasciarla sospesa in modo tanto brusco.

Tutto bene, il problema non è che Marie non abbia ucciso Homelander. Il problema è che I ragazzi ah richiamato una delle sue figure più potenti senza darle un peso narrativo proporzionato a ciò che era stato costruito prima. In una stagione già accusata di aver chiuso troppo in fretta alcune traiettorie, il trattamento riservato a Marie Moreau diventa forse il sintomo più evidente di un finale che ha voluto chiudere tutto, ma non è riuscito davvero a raccogliere tutto.

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