Nel panorama del cinema italiano contemporaneo Matteo Garrone rappresenta indubbiamente una delle voci più originali e riconoscibili. Il regista romano vincitore di numerosi premi – tra i quali sette David di Donatello, due Grand Prix a Cannes, il Leone d’argento a Venezia – si segnala per la capacità di coniugare la dimensione visionaria e il realismo.
Fin dal debutto, il regista classe 1968 ha mostrato uno spiccato interesse per quelle che papa Francesco avrebbe definito “periferie esistenziali”. Marginalità insieme fisiche e morali, raccontate senza compiacimento ma con uno sguardo estremamente lucidoquasi da antropologo prestato alla macchina da presa. Il tutto all’insegna di un linguaggio asciutto al limite della ruvidezza, alieno a ogni forma di estetizzazione della violenza.
Garrone ha imposto così un nuovo modello di cinema civilecapace di superare i confini italiani e di rivolgersi a un pubblico internazionale. Un cinema con le radici ben piantate nella realtà e al tempo stesso animato da uno slancio immaginifico. Questa la cifra distintiva che emerge in cinque opere di Garrone che hanno segnato il cinema di casa nostra.
I cinque film di Matteo Garrone che hanno segnato il cinema italiano
Impossibile non menzionare il lavoro che ha consacrato Matteo Garrone. Parliamo naturalmente di Gomorrafilm del 2008 ispirato all’omonimo libro-inchiesta (e bestseller) di Roberto Saviano. La trama del film si articola in cinque vicende che si alternano durante il film. Tutto parte da una strage avvenuta in un salone di bellezza.
È qui che alcuni uomini della camorra, impegnati a rilassarsi tra le lampade abbronzanti, vengono eliminati senza complimenti da alcuni amici (in realtà killer) che prima di freddarli a colpi di pistola si intrattengono amabilmente con loro, salutandoli e chiacchierando. Al brutale esordio seguono diverse linee narrative. Senza incrociarsi mai direttamente, le trame vanno a comporre davanti agli occhi dello spettatore il complesso mosaico del sistema camorristico.

Un altro grande classico targato Matteo Garrone è Realtà (2012), film che gli vale il secondo Grand Prix a Cannes (dopo quello vinto per Gomorra). Questo lavoro è una commedia grottesca che ruota intorno all’influenza negativa dei reality show. Realtà – ispirato a una storia vera – racconta il tentativo di Luciano, un pescivendolo napoletano, di sfondare in tv entrando nella casa del Grande Fratello.
Dotato di una vena comica con la quale è solito intrattenere i clienti della pescheria o gli ospiti dei matrimoni, Luciano viene spinto dai familiari a partecipare ai provini per il casting del GF. L’attesa però si tramuta presto in ossessione, al punto da farlo cadere nella paranoia e nella follia. Merita la menzione anche Il racconto dei racconti. Racconto di raccontifilm a episodi del 2015.
Il racconto dei racconti segna il debutto di Matteo Garrone in un film in lingua inglese. Si tratta di un adattamento per il cinema della raccolta di fiabe “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile, pubblicata postuma tra il 1634 ed il 1636. La pellicola, che ha fruttato sette David di Donatello al suo regista, si compone di tre diversi episodi tratti dai racconti di Basile: La cerva, la pulce e La vecchia scorticata.
“Dogman” e “Io capitano”, le trame
Nel 2018 esce invece Dogman, un lavoro liberamente ispirato al delitto del Canaro: l’uccisione del pugile dilettante e criminale Giancarlo Ricci, assassinato nel 1988 a Roma Pietro De Negri, soprannominato «er canaro». In tempi più recenti (2023) Garrone ha diretto il pluripremiato Io capitanofilm che tratta dell’emigrazione africana verso il continente europeo.

Io capitano racconta il viaggio di due adolescenti senegalesi di nome Seydou e Moussa. I due sognano di andare in Europa e contro il volere delle loro famiglie partono per un viaggio che li porta ad affrontare il deserto, i trafficanti di essere umani, le carceri in Libia e la violenza dei miliziani.
Ben presto quella che era iniziata come un’avventura da adolescente si trasforma in un percorso di sopravvivenza estrema. A un certo punto, quando l’imbarcazione dei migranti è a rischio naufragio, Seydou prende il timone e si improvvisa “capitano” per salvare tutti. Inizia così per lui il percorso che lo porterà da ingenuo ragazzo sognatore a giovane adulto costretto a fare delle scelte spesso dolorose per mantenere viva la fiamma della speranza.

