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Mickey Rourke sul lastrico, ma smentisce la raccolta fondi: “È imbarazzante e umiliante, non ho bisogno di carità” – VIDEO

Colpo di scena nella vicenda che ha travolto Mickey Rourke negli ultimi giorni. Dopo che la notizia di una raccolta fondi organizzata dalla sua manager per evitargli lo sfratto aveva fatto il giro del mondo, l’ex bad boy di Hollywood ha preso le distanze dall’iniziativa con parole durissime: “È imbarazzante e umiliante, non ho bisogno di carità”.

Mickey Rourke, il video di Smentita: “Preferirei spararmi”

Rourke ha diffuso un video per sconfessare la raccolta fondi lanciata da Liya-Joelle Jones, la donna che cura la sua agenda e le sue finanze. La manager aveva creato una pagina su GoFundMe con l’obiettivo di raccogliere decine di migliaia di dollari per pagare gli affitti arretrati che l’attore deve al padrone di casa a Los Angeles. Il debito ammonta a circa 60mila dollari. In poche ore il fondo ha superato abbondantemente i 100mila dollari. E continua a crescere.

“Sono frustrato e confuso. Io non accetto beneficenza. Preferirei spararmi un colpo in testa”, ha dichiarato senza mezzi termini la stella di Il lottatoreil film che nel 2008 ha segnato il suo ultimo grande successo e che gli valse una candidatura agli Oscar come miglior attore protagonista.

I debiti e la situazione abitativa

Secondo quanto emerso, l’attore avrebbe dovuto saldare debiti per circa 60mila dollari di canone di affitto arretrato entro il 21 dicembre scorso, ma non è stato in grado di farlo. Per questa ragione la sua manager aveva deciso di lanciare la colletta, con l’intento dichiarato di non farlo “finire in mezzo alla strada”.

Rourke invece sostiene che l’affitto non sia dovuto: perché il bungalow nel quale vive e che si trova nel quartiere di Beverly Grove a Los Angeles sia di importanza storica, avendo ospitato anche il famoso romanziere di gialli Raymond Chandler. La casa è infestata dai topi, senza acqua corrente, con macchie di umido e muffa. Assolutamente inabitabile. Al momento Mickey Rourke è stato trasferito in un albergo a Koreatown. I suoi premi ei suoi vestiti sono stati trasferiti in un magazzino.

Rourke, che negli anni si è sottoposto a numerosi interventi di chirurgia estetica alcuni dei quali con esiti disastrosi, nel suo ultimo video è parso provato: ma determinatissimo a rifiutare qualsiasi beneficenza.

La replica del manager: “Raccolti 100mila dollari”

In tutta risposta alla smentita di Rourke, Liya-Joelle Jones ha descritto lo stato preoccupante delle condizioni di vita in cui versava l’attore: “Abbiamo raccolto quasi centomila dollari per lui, ma se non li vuole, può restituirli”.

La vicenda getta nuova luce sulla parabola artistica e personale di Mickey Rourke, uno degli attori più controversi e affascinanti della sua generazione. Nato a Schenectady, New York, nel 1952, Rourke aveva conquistato Hollywood negli anni Ottanta con il suo fascino tormentato e la sua recitazione intensa.

Il successo arriva con il film come Rusty il selvaggio (1983), L’anno del dragone (1985) di Michael Cimino, e soprattutto Nove settimane e mezzo (1986) al fianco di Kim Basinger, che lo consacra sex symbol internazionale. Seguono Barfly – Moscone da bar (1987) di Barbet Schroeder, dove interpreta magistralmente lo scrittore alcolizzato Charles Bukowski, e Angel Heart, ascensore per l’inferno (1987) di Alan Parker, splendido noir psicologico diventato un cult. Nel 1991 Rourke decide di abbandonare temporaneamente il cinema per dedicarsi al pugilato professionistico, sua antica passione giovanile.

Mickey Rourke
MIckey Rourke con una delle sue grandi passioni, la Harley Davidson – Credits Instagram @mickey_rourke (CineBlog.it)

La caduta e il tentativo di rinascita

Il ritorno sul ring si rivela devastante: Rourke subisce numerosi infortuni al viso che richiedono interventi di chirurgia ricostruttiva, stravolgendo i suoi lineamenti. Quando torna al cinema a metà anni Novanta, Hollywood non lo riconosce più, sia fisicamente che professionalmente. Seguono anni difficili, costellati di problemi personali, dipendenze e ruoli marginali in film di serie B.

La rinascita sembra arrivare nel 2005 con La città del peccato di Robert Rodriguez, dove la sua interpretazione del brutale Marv viene acclamata dalla critica. Ma è nel 2008 che Rourke vive il suo momento di redenzione artistica con il meraviglioso Il lottatore di Darren Aronofsky. Il suo Randy “L’Ariete” Robinson, wrestler sul viale del tramonto, è un personaggio che rispecchia dolorosamente la sua stessa parabola esistenziale. Il pubblico lo adora, vince Golden Globe, BAFTA sfiorando l’Oscar.

Un destino crudele

La vicenda della raccolta fondi, al di là del suo epilogo controverso, racconta il destino crudele di un attore che aveva tutto per diventare una leggenda di Hollywood: talento, carisma, bellezza, intensità. Ma le scelte sbagliate, l’autodistruzione, l’orgoglio e forse anche la sfortuna lo hanno portato lontano dai fasti di un tempo.

Il suo rifiuto della beneficenza, espresso con parole così dure, è forse l’ultimo atto d’orgoglio di un uomo che non accetta di essere compatito, che preferisce la dignità della caduta alla pietà del mondo. Un atteggiamento che, nel bene e nel male, rispecchia perfettamente il personaggio Mickey Rourke, dentro e fuori dallo schermo.

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