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Questo film del 2016 è ancora oggi il fantasy più divisivo mai realizzato

A volte un film non cambia, ma cambia tutto ciò che gli sta attorno: le abitudini di visione, le aspettative del pubblico, perfino la pazienza con cui ci si concede a un mondo immaginario complesso. È anche per questo che Warcraftuscito nel 2016 e firmato da Duncan Jonescontinua a discutere come pochi altri titoli del genere. Non tanto perché sia ​​“brutto” o “bello” in modo netto, ma perché è costruito in maniera tale da spaccare chi lo guarda: o ci voci dentro e accettazioni le sue regole, oppure rimani fuori, travolto da nomi, fazioni e mitologie che non chiedono permesso.

Il film ha portato al cinema l’universo nato dai giochi Blizzardscegliendo di raccontare il primo grande conflitto tra umani e orchi. La premessa era semplice solo in apparenza: il mondo degli orchi sta morendo e il loro popolo, guidato da Durotan e spinto da un potere oscuro, attraverso un portale per cercare una nuova terra. Dall’altra parte c’è Azerothcon il regno degli umani costretti a reagire a una minaccia che non comprende del tutto. Tra battaglie, magia e intrighi politici, Warcraft seguiva due linee parallele e intrecciate: quella umana, fatta di alleanze e decisioni militari, e quella degli orchi, più intima e tragica, segnata da fratture interne, leadership corrotte e senso di sopravvivenza.

Il primo motivo della sua “divisività” sta proprio qui: Warcraft non trattava gli orchi come mostri da abbattere. Li ha messi al centro, ha dato loro una lingua, cultura, relazioni e un peso emotivo spesso superiore a quello dei protagonisti umani. Intere sequenze in orchish con sottotitoli non erano un vezzo, ma una dichiarazione d’intenti: questo non era un fantasy che semplificava le cose per farsi capire subito. Era un film che pretendeva immersione, quasi come se lo spettatore stesso entrando in una saga già avviata.

Ed è stato un azzardo enorme, soprattutto perché la promozione lo presentava come il nuovo grande spettacolo fantasy “per tutti”, sull’onda lunga de Il Signore degli Anelli e, in quegli anni, del fenomeno Game of Thrones. In sala, però, molti si sono trovati davanti un racconto più politico che eroico, con dinamiche tra fazioni e ambiguità morali dove ci si aspettava una linea chiara tra buoni e cattivi. A questo si è aggiunto un altro elemento spesso citato: lo squilibrio di tono e intensità tra le due metà del film. La componente umana era talvolta più convenzionale, quasi archetipica, mentre quella degli orchi più complessa e stratificata, creando un contrasto che è risultato affascinante oppure disarmonico, a seconda di chi guarda.

Proprio per questo Warcraft resta un caso unico: un blockbuster che non “tiene per mano”, che punta sulla lore e sulla fedeltà all’immaginario di partenza invece di ridurlo all’essenziale. Per alcuni è un fantasy confuso e incompiutopensato con ambizioni da seguito mai davvero realizzato; per altri è un’epopea imperfetta ma coraggiosaarrivata forse troppo presto rispetto a un pubblico che oggi, tra serie dense e universi narrativi complessi, è molto più allenato a stare al passo. Voi come la pensate? Diteci la vostra, come sempre, nei commenti.

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