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Squid Game vs. Alice in Borderland, qual è la miglior serie sui giochi mortali?

Da quando Gioco dei calamari è diventata un fenomeno globale, il sottogenere dei “giochi mortali” ha conquistato un pubblico sempre più vasto, al punto da aver regalato nuova linfa a un’altra serie a tema approdata su Netflix appena pochi mesi prima. Sebbene abbia ottenuto meno clamore mediatico, Alice nella terra di confineserie giapponese considerata la più credibile “rivale” del cult coreano, è riuscita a ritagliarsi anch’essa una schiera di fan fedelissimi.

Come questi sanno bene, entrambe le serie mettono i protagonisti di fronte a dimostrarsi letali in cui ogni errore può costare la vita, ma affrontano questo concetto in con percorsi e contesti molto diversi tra loro. La domanda, quindi, è inevitabile: quale delle due rappresenta davvero l’apice del genere sui “giochi mortali”?

In superfice gli elementi condivisi sono più che evidenti. In Gioco dei calamarivediamo centinaia di persone indebitate accettare di partecipare a una mortale competizione clandestina ispirata ai giochi dell’infanzia, con un premio miliardario destinato all’unico sopravvissuto. Alice nella terra di confineinvece, trasporta i suoi protagonisti in una Tokyo deserta e misteriosadove sono costretti a partecipare a sfide mortali per prolungare la propria sopravvivenza. Se la serie coreana resta saldamente ancorata a una critica della società contemporanea, quella giapponese abbraccia invece una narrazione incentrata non solo sulla sopravvivenza, ma sulla comprensione del misterioso luogo dove si svolgono le letali competizioni.

La differenza più evidente emergono soprattutto nella costruzione dei personaggi. Alice nella terra di confine parte in modo molto efficace concentrandosi sul trio formato da Arisu, Karube e Chota, il cui legame emotivo rappresenta il cuore dei primi episodi, con la scelta di sconvolgere questo equilibrio già nelle battute iniziali che crea un forte impatto che influenzerà alla crescita del protagonista. Con il passare degli episodi, però, la serie sembra privilegiare sempre di più l’escalation spettacolare dei giochi e dei colpi di scena, lasciando l’evoluzione psicologica dei suoi personaggi in secondo piano.

Gioco dei calamarial contrario, dedica molto più spazio alle storie personali dei concorrenti. Ogni partecipante arriva ai giochi con un bagaglio di fallimenti personali che lo rende immediatamente riconoscibile agli occhi dello spettatore. Anche i personaggi secondari riescono a lasciare il segno, come Abdul Ali, lavoratore immigrato che incarna perfettamente i temi dello sfruttamento e delle disuguaglianze sociali. Proprio questa attenzione particolarmente ai protagonisti rende ogni eliminazione dolorosa e conferisce un peso emotivo che raramente viene meno.

Anche sul piano tematico le due produzioni percorrono strade diverse. Come accennato poche righe fa, Alice nella terra di confine costruisce gran parte del proprio fascino attorno agli meccanismi ignoti che regolano il funzionamento della cosiddetta “Borderland”, al mistero che circonda l’origine dei giochi e alle sue regole, alimentando continuamente la curiosità dello spettatore. Gioco dei calamariinvece, adotta un approccio ben più plausibile, toccando temi non solo reali ma anche attuali. I giochi diventano una metafora brutale delle disuguaglianze economiche, mostrando come il capitalismo possa trasformare la disperazione in intrattenimento.

Le diverse filosofie alla base delle due serie si riflettono inoltre nelle dimostrare di affrontare i rispettivi protagonisti. In Alice nella terra di confinei giochi sono spesso complessi e richiedono intelligenza, capacità strategica o abilità fisiche eccezionali. Se lo spettacolo ne guadagna, è evidente che alcuni personaggi sembrino naturalmente avvantaggiati rispetto ad altri. I giochi di Gioco dei calamariinvece, prendono quasi sempre spunto da attività legate all’infanzia estremamente semplici e universalmente comprensibili. Inoltre, dietro ogni prova si nasconde spesso e volentieri un conflitto morale: collaborare o tradire, sacrificarsi oppure pensare soltanto alla propria sopravvivenza. I giochi quindi non rappresentano semplicemente delle sfide, ma diventano strumenti attraverso cui emergono le vere personalità dei protagonisti.

Ad ogni modo, questo non significa certo che Alice nella terra di confine sia inferiore. La serie giapponese possiede un’identità visiva fortissimaun immaginario quasi onirico e un approccio più vicino agli adattamenti manga live-action. Il finale della seconda stagione, inoltre, ribalta molte delle aspettative costruite fino a quel momento e offre una lettura sorprendente dell’intera vicenda, dimostrando notevole ambizione narrativa.

Insomma, in fin dei conti il giudizio sull’esposizione tra le due serie dipende inevitabilmente anche dal mero gusto personale. Chi cerca mistero e una vicenda più onirica e vicina al fantasy e all’horror probabilmente preferirà Alice nella terra di confinementre coloro che invece si sentono più attirati dalle storie capaci di parlare al nostro presente attraverso personaggi imperfetti e una feroce critica sociale feroce troverà in Gioco dei calamari un’esperienza più completa.

Ciò detto, il valore complessivo tuttavia pende leggermente dalla parte della serie coreana. Non solo per il suo impatto culturale senza precedenti, ma soprattutto perché riesce a trasformare un’apparentemente semplice competizione di sopravvivenza in un universale racconto sulla disperazione, sull’avidità e sulla natura umana. Alice nella terra di confine rimane uno degli esempi più riusciti del genere, ma Gioco dei calamari è e sarà acnora a lungo il punto di riferimento con cui, inevitabilmente, tutte le altre serie sui giochi mortali dovranno confrontarsi.

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Foto: MovieStillsDB

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