lunedì, Marzo 30, 2026
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Strike – Figli di un’era sbagliata, una commedia dolce amara che rompe i pregiudizi sulle dipendenze

Strike – Figli di un’era sbagliata è un film che somiglia a un flusso di coscienza. Un’opera che nasce dall’esigenza di comunicare qualcosa. Dentro il lungometraggio, infatti, c’è tutta la voglia di mostrare un lato inedito dei giovani che si trovano al cospetto di un futuro che potrebbe non rispecchiare appieno le aspettative che aveva in tempi in cui pensarci – all’avvenire – poteva essere un privilegio. Questo bagaglio di emozioni contrastanti, fra felicita, incredulità e tenacia (senza dimenticare una buona dose di ironia) diventa prima uno spettacolo teatrale nato dall’idea di tre amici che si conoscono sin dalla tenera età.

Si tratta di Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico. La performance passa, quindi, dal palcoscenico alla sala grazie al contributo di FilmClub Distribuzione. Particolare tutt’altro che scontato perché determina quanto questa “creatura” abbia un vero passato (affatto remoto) che ne difenda la storia e la profondità.

Un’opera che viene dal cuore e l’estro di tre amici

Strike è un’opera che viene dal cuore e al cuore (di tutti) arriva. Un diamante grezzo che diventa gioiello con quello che dimostra scena dopo scena, al netto di qualche imperfezione che rende tutto l’insieme più autentico. Sembra un film che possa aprire la strada a un nuovo ciclo di racconti. Un po’ Pasoliniano dal punto di vista della prospettiva, ritroviamo quella volontà di indagare e riscoprire spazi desueti non solo in ambito territoriale ma proprio in termini di racconto di esistenze. La volontà è quella di andare a “scavare” in una parte inedita del quotidiano di moltiper questo l’opera appare eterogenea e trasversale pur affrontando una tematica ben precisa.

Massimo Ceccherini e Matilde Gioli in Sciopero
Massimo Ceccherini e Matilde Gioli in Strike (profilo Instagram ufficiale) – Cineblog

Si parte da un luogo centrale che è il Ser.Dla struttura pubblica che accoglie tutti i tipi di dipendenze. Questo è un macrocosmo ignorato da molti. Nel senso che è noto come luogo, ma nessuno ha mai capito in che maniera si aiutano effettivamente le persone che vi risiedono. Affrontare un percorso riabilitativo in questo senso, invece, è fondamentale e aiuta a capire – anche solo guardando l’opera – che il confine tra giudizi, pregiudizi e possibilità è davvero estremamente labile.

Guest star e partecipazioni illustri

In questo scenario si incontrano Dante, Pietro e Tiziano, interpretati da Berti, Nasta e Tricarico. La cornice è quella dell’estate romana che, con i suoi colori, rende tutto più completo e – da un certo punto di vista – anche romanticamente credibile. Sullo sfondo, a fare da contraltare ai personaggi principali, un cast corale ricco di volti noti della comicità italiana: da Massimo Ceccherini UN Pilar Fogliatifino a Massimiliano Bruno, Caterina Guzzanti e Lorenzo Zurzolo.

Matilde Gioli in Strike - Figli di un'era sbagliata
Matilde Gioli in una scena del film (profilo Instagram ufficiale) – Cineblog

Un mosaico di vite che si incrociano e finiscono con l’intrecciarsi per diverse ragioni. Dovranno trovare il modo, ciascuno con il proprio vissuto e determinati traumi, di coesistere e trovare una quadra negli imprevisti e le storture che riserva la quotidianità. Sembra un incipit drammatico, ma è solo il punto di partenza. Il prodotto, invece, è una commedia brillante, spontanea e profondamente ironica. Ricca di umorismo e profondo cinismo che porta a vedere la vita (e le eventuali mancanze, per non dire sfortune) con un altro approccio. Non solo frecciatine e vetriolo, spazio anche alla giusta quota di sentimenti e romanticismo. Strike – Figli di un’era sbagliata mescola tutto questo con maestria e profondità.

Un affresco teatrale e cinematografico

Affresco ricco di sfumature e aspetti inediti che saltano agli occhi facendo emergere un mondo sommerso che ha come denominatore comune le dipendenze. Questo film determina che ciascuno di noi, anche chi sembra avere una vita tranquilla e assolutamente abituale, convive con pesi che cerca di portare in maniera diversa. Ogni persona si rifugia nella sua “sostanza” preferita. C’è chi dipende da qualcosa, chi dipende da qualcuno, chi cerca l’amore, chi lo ha trovato e chi lo ha perso. Non per questo occorre farsi bastare una sola visione.

Strike, se non fosse un termine inflazionato, potrebbe definirsi opera resiliente, completa e concreta. Parla di problemi veri, risorse efficaci ed emerge un concetto fondamentale: nessuno si salva da solo. La forza del gruppo è fondamentale, intesa proprio nel senso di comunità applicata (non solo di recupero) dove ciascuno è chiamato a fare la propria parte: riempire un tassello per costruire un insieme più solido e duraturo. Esattamente come i legami inaspettati che nascono da un’esperienza limite.

L’altra faccia del Ser.D

Il Ser.D viene descritto come un palcoscenico comune che, al pari di un girone Dantesco, sembra un inferno solo da fuori: all’interno ci sono possibilità che molti ignorano e da cui si può ricavare una seconda chance. Il concetto di rinascita, da qui il reclamo “figli di un’era sbagliata, viene favorito con semplicità lontano dalla retorica. Il film si concentra molto spesso sulla natura delle diverse emozioni che prendono piede quasi in tempo record. Lo spettatore, dunque, è di fronte a un’altalena che varia con risate, riflessioni e anche qualche momento commovente.

Viene meno la cifra drammatica, ma è una scelta precisa perchè i registi e protagonisti intendono rifugiarsi volutamente dall’autocommiserazione. Questo è un film potenzialmente intergenerazionale che attraverso ironia, sagacia e commozione non fa sconti a nessuno. Lontano dalla retorica, vicino all’imprevisto.

L’era sbagliata al momento giusto

Strike racconta un ritratto scomodo e veritiero dell’Italia (che parte da Romama si estende idealmente anche altrove) dimenticata fatta di storie non sempre a lieto fine, ma ugualmente intensa e degne di essere vissute. Anche attraverso una risata amara che, citando Roger Rabbit, spesso è l’unica arma che rimane per sperare di sopravvivere. Strike riparte da questo concetto senza tempo per confezionare un prodotto interessante e inedito che potrebbe, eventualmente, lasciare spazio a capitoli successivi. Citando il reclamo, l’era sarà stata anche sbagliata, ma il momento per portare questa storia al cinema è sicuramente giusto. Anzi, opportuno.

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