mercoledì, Febbraio 4, 2026
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Tra politica, società e identità: il cinema per capire gli Stati Uniti di oggi

Gli Stati Uniti hanno da sempre trovato nel cinema uno specchio fedele di sé stessi: un cinema che hanno fatto loro fin da subito, un mezzo potentissimo attraverso il quale hanno parlato delle loro paure, dei loro sogni, delle loro convinzioni. Soprattutto di questi tempi capire gli Stati Uniti significa attraversare un territorio complessoattraversato da fratture sociali, tensioni politiche, identità in trasformazione.

Dal mito dei primi anni del Novecento, fino al realismo, talvolta spietato: lo hanno fatto passando dall’horror alla commedia neradal documentario al cinema indipendentedimostrando che non esiste un’unica narrazione possibile, ma una costellazione di punti di vista.

Sette modi cinematografici di vedere gli USA

Almeno sette film incarnano questi cambiamenti, ma soprattutto riflettono le trasformazioni profonde della società statunitense: il rapporto con il lavoro, le disuguaglianze, il razzismo sistemico, il peso dell’informazione e il senso stesso di appartenenza. Conoscerli o riguardarli è utilissimo per orientarsi nell’America contemporanea.

Attraverso il cinema americano
Attraverso il cinema americano, l’identità degli USA si riflette sul grande schermo-scena di American Factory-Youtube@Netflix-cineblog

Esci (Jordan Peele, 2017): Dietro le sembianze di un horror inquietante, il film di Jordan Peele smonta con lucidità il razzismo liberale e le sue maschere più rassicuranti. La storia segue un giovane afroamericano che incontra la famiglia bianca della fidanzata e scopre un meccanismo di violenza nascosto dietro sorrisi e buone maniere. Questo fil è un vero schiaffo di lucida realtà perché racconta un’America che si dichiara “post-razziale” ma continua a esercitare controllo e dominio, rendendo l’orrore una metafora politica potentissima.

Nomadland (Chloé Zhao, 2020): Con uno sguardo intimo e contemplativo, Chloé Zhao racconta la vita di chi vive ai margini del sogno americano. La protagonista, una donna rimasta senza lavoro e senza radici, attraversa l’Ovest degli Stati Uniti vivendo in un furgone e lavorando saltuariamente. Il film mostra un’America silenziosa, ferita dalla crisi economica, in cui la libertà è spesso una scelta obbligata più che un ideale romantico.

Mi dispiace disturbarti (Boots Riley, 2018): Surreale, feroce e imprevedibile, l’esordio di Boots Riley è una satira radicale sul capitalismo contemporaneo. Un giovane telemarketer afroamericano scopre che adottare una “voce bianca” gli permette di scalare l’azienda per cui lavora, ma il successo ha un prezzo morale altissimo. Il film spinge all’estremo le logiche del lavoro e della comunicazione, mostrando un’America in cui lo sfruttamento diventa spettacolo.

Il Progetto Florida (Sean Baker, 2017): Ambientato all’ombra di Disneyland, questo film di Sean Baker racconta l’infanzia e la povertà senza filtri. La storia segue una bambina e sua madre che vivono in un motel economico, tra precarietà e tentativi di sopravvivenza quotidiana. Il contrasto tra l’immaginazione della felicità turistica e la realtà sociale offre un ritratto durissimo delle disuguaglianze americane.

Fabbrica americana (Bognar, Reichert, 2019): Questo documentario osserva lo scontro culturale tra operai statunitensi e una multinazionale cinese che riapre una fabbrica in Ohio. Il lavoro, che coinvolge anche la produzione di Higher Ground, mostra come il concetto di diritti, produttività e dignità sia al centro di una battaglia neanche troppo urlata. American Factory racconta un’America operaia spesso invisibile, sospesa tra nostalgia industriale e globalizzazione.

Minari (Lee Isaac Chung, 2020): Attraverso la storia di una famiglia coreano-americana negli anni Ottanta, Lee Isaac Chung riflette sull’identità e sull’idea di appartenenza. Il sogno agricolo del padre si scontra con la fragilità economica e le tensioni familiari.Minari mostra un’America costruita da chi arriva da fuori, fatta di resilienza, sacrifici e legami che resistono anche al fallimento.

Non guardare in alto (Adam McKay, 2021): Tra i più conosciuti e anche il più recente della lista. Con questa commedia dal sapore apocalittico Adam McKay mette in scena una società che non riesce ad affrontare una minaccia globale. La cometa diventa allegoria della crisi climatica e della gestione politica dell’emergenza. Il film mostra un’America dominata dai media, polarizzazione e interessi economici, dove anche la fine del mondo che rischia di diventare intrattenimento. E’ tutto un gioco di apparenze e superficialità, di bramosia cieca di guadagno: un gioco che alla fine porta alla fine del mondo.

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