C’è una protagonista silenziosa nella fiction del momento, Una nuova vitain onda il 4 febbraio su Canale5 con l’attesissima seconda puntata. No, non parliamo del personaggio principale – Vittoria Grecointerpretata da Anna Valle – bensì di una protagonista che rimane sullo sfondo: la montagna, splendidamente rappresentata dalle bellezze naturali di San Martino di Castrozza nella provincia autonoma di Trento, che hanno ospitato le riprese della nuova miniserie prodotta da RTI e Banijay Italia.
I paesaggi delle Dolomiti non sono assolutamente secondari nello sviluppo della dolorosa vicenda che coinvolge Vittoria. È proprio mentre sta facendo arrampicata, infatti, che la donna perde il marito Leonardo, venendo poi accusata del suo omicidio e condannata a otto anni di carcere. Edè sempre sulle montagne che, una volta scontata la pena, comincia la sua “nuova vita”, durante la quale cercherà di fare luce sulle verità nascoste del suo passato con il supporto dell’avvocato milanese Marco Premoli (Daniele Pecci).
Dai tempi di Heidi e anche prima, la montagna ha sempre avuto un ruolo piuttosto costante nelle narrazioni: un luogo misterioso e potenzialmente pericoloso, certo, ma anche un rifugio, un’oasi di pace in cui ritrovare sé stessiriscoprendo la bellezza delle piccole cose e della natura sconfinata lontano dalle responsabilità e dal caos cittadino. Non si contano nemmeno i film e le serie TV che giocano su questi – dobbiamo dirlo – cliché: momenti contemplativi davanti a paesaggi mozzafiato, comunità chiuse ma solidali, drammi familiari che magicamente sembrano risolversi davanti a un camino acceso e molto altro ancora.
Proprio in questo si configura uno dei principali elementi di novità proposti dalla serie Una nuova vitain cui la montagna non è necessariamente rassicurante, ma assume «un carattere inquietante e nello stesso tempo sospeso»per citare le parole del regista Fabrizio Costa. I paesaggi delle Dolomiti, insomma, riflettono in qualche modo lo stato d’animo della protagonista, che affronta un percorso di rinascita irto di ostacoli, di resistenze, errori e compromessi. Roppendo con la tradizione della fiction ambientata in montagna, Una nuova vita sceglie pertanto di non usare il paesaggio come scorciatoia emotiva, ma come specchio delle fragilità umane.
C’è anche un’altra differenza sostanziale, che risiede nell’atteggiamento della comunità in cui Vittoria si ritrova a vivere. Spesso, tra gli stereotipi delle narrazioni “di montagna” figura anche quello del tipico paesino in cui tutti si conoscono e si aiutano a vicendauna sorta di quadretto idilliaco che consente al protagonista di trovare una nuova dimensione nel mondo. Per Vittoria, invece, è il contrario: uscita dal carcere e desiderosa di lasciarsi alle spalle la sofferenza del suo passato, scopre che in paese tutti la evitano e nessuno si fida di leial punto che non riesce a svolgere la sua professione di medico poiché gli altri cittadini rifiutano di rivolgersi a lei come pazienti. Tra silenzi, giudizi non detti e diffidenze che sono dure a morire, il rapporto con la comunità di San Martino di Castrozza è uno spaccato plausibile di cosa potrebbe succedere nella vita quotidiana nei contesti chiusi.
Tra i tanti motivi per apprezzare la nuova fiction di Canale 5, quindi, c’è anche un nuovo punto di vista, quello in cui la montagna smette di essere necessariamente un luogo idealizzatoma diventa uno spazio che mette alla prova i personaggi. Una natura meno consolatoria, ma forse proprio per questo più autentica. Vi ricordiamo che la terza e la quarta puntata sono programmate per l’11 e il 18 febbraiosempre in prima serata, e che gli episodi di Una nuova vita sono disponibili anche in streaming su Mediaset Infinito.
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