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Gino Paoli e il cinema di Carlo Vanzina: un filo rosso che lega favola, romanticismo e settima arte

Gino Paoli ha sempre cantato e suonato per emozionare in primis sè stesso e poi gli altri, personalità di vario genere che si riconoscevano e riconoscono in una strofa. Un suono, un accordo. Basta iniziare a cantare per far viaggiare i ricordi. Paoli lavorava, cantava e suonava per questo. Mettere ordine in quel che aveva in testa: un mondo nel cuore, per citare De Andrè con cui ha spesso collaborato, che faceva fatica ad esprimere a parole.

Allora in soccorso sono arrivate le canzoni, le sue, vero e proprio lascito testamentario al momento della dipartita a 91 anni. In mezzo a un archivio musicale che traduce una vita, ci sono successi senza tempo come Sapore di Sale e Il cielo in una stanza. Queste due canzoni sono, casualmente o no, anche ispirazione di altri film. La regia è unica e porta il nome di Carlo Vanzina che, insieme a suo fratello Enrico (sceneggiatore), ha scritto una pagina cinematografica importante per l’Italia.

Gino Paoli ei fratelli Vanzina, un legame solido tra film e canzoni

I film di Vanzina – o dei Vanzina, che dir si voglia – sono cartoline di una società con valori finiti nel dimenticatoio a causa del tempo. Tutto passa tranne i ricordi della gioventù e quelle estati a Forte dei Marmi (o le vacanze di Natale a Cortina) ascoltando e provando ad accennare le canzoni di Gino Paoli. Persino due fratelli come loro, abituati a sognare e immaginare quasi per deformazione professionale, si lasciano cullare da quelle note e quelle parole così perfette da non poter restare esclusivamente su una partitura o un 45 giri. Così vennero definiti i dischi un tempo remoto, ma non molto lontano nella memoria degli appassionati.

Carlo Vanzina Gino Paoli Sapore di Mare
Sapore di Mare e l’ispirazione di Gino Paoli per i fratelli Vanzina (profilo Instagram ufficiale) – Cineblog

Quindi nel 1982 arriva al cinema Sapore di Mare. Una commedia sentimentale ambientata nel 1964. Le storie di diverse famiglie si intrecciano fra di loro, in particolare modo dei rispettivi figli, che si incontrano e si conoscono fino ad innamorarsi in qualche caso. La cifra particolarmente stilistica del film è chiara: battute, sentimenti e tormentoni.

Sapore di Sale e il film che cambia titolo

Una catarsi costante accompagnata dal valore del tempo. Passato e presente si intersecano fino a guardare al futuro tra aneddoti, flashback e curiosità. Tutto riassunto in un finale da favola: Jerry Cala che guarda negli occhi Marina Suma dopo averle lasciato un biglietto scritto su un pezzo di carta raccolto dopo l’avvertimento di un cameriere. “Questo è per tutte le lettere che non ti ho mai scritto. Sei sempre la più bella, Luca”. Nel sottofondo “Celeste nostalgia” di Riccardo Cocciante e la vita di molti che si intreccia e si rivede idealmente sullo schermo fra ricordi, rimpianti e addirittura qualche rimorso.

Jerry Cala e Marina Suma in Sapore di Mare
Jerry Cala e Marina Suma in Sapore di Mare (profilo Instagram ufficiale) – Cineblog

Un ritratto generazionale sotto forma di lungometraggio che resta valido ancora oggi, anche grazie a Gino Paoli. Al posto del brano di Cocciante doveva esserci la sua Sapore di Sale in omaggio proprio alle stati che i fratelli Vanzina passarono da giovani a Forte dei Marmi. Saltò tutto e cambiò anche il titolo del film. Sapore di Mare anziché di Sale perché un’altra casa cinematografica – a quei tempi – aveva acquisito l’esclusiva di quel titolo Potenziale per un’opera da far dirigere a Neri Parenti.

Il cielo in una stanza con Elio Germano e Gabriele Mainetti

Quel lungometraggio non fu mai realizzato e il film targato Vanzina ebbe un successo senza tempo, che dura ancora oggi. Paoli, rammaricato e anche beffato dal destino (oltre che dal business), per rimettere le cose a posto senza lasciare nulla di intentato con i Vanzina (che gli hanno sempre dimostrato rispetto e stima), durante Sapore di Mare 2 – Un anno dopo diede la disponibilità di utilizzare il suo brano iconico facendo anche una comparsata in quello che è diventato il sequel di un caposaldo della commedia sentimentale.

I fratelli Vanzina e Gino Paoli sono idealmente legati a doppio filo anche per un altro film: Il cielo in una stanza. Quell’opera porta ai Vanzina un ulteriore vanto diviso in due parti. La prima riguarda l’espediente retorico e artistico su cui è costruito il film. Il protagonista Marco è un ragazzo irrequieto e passionale in perenne lotta con il padre Paolo, il quale una sera lo redarguisce per essere tornato a casa tardi ed essendo fatto anche rubare il motorino. Oltre il danno la beffa.

Il valore del tempo e il viaggio tra i sentimenti

Marco reagisce e accusa il genitore di essere vecchio e non capirlo abbastanza. A questo punto si instaura una sorta di cortocircuito spazio-temporale ei due si ritrovano di colpo negli anni ’60 all’epoca del padre. Il viaggio nel tempo consentirà a Marco di cambiare opinione su suo papà vedendo com’era effettivamente da giovane. Un confronto atto a far capire che cambiano le generazioni, cambiano i tempi, ma non i problemi (e persino le gioie) che attanagliano l’umanità.

La seconda nota di merito per i fratelli Vanzina riguarda la scelta del cast: i due personaggi principali sono interpreti che conosceranno la ribalta a livello contemporaneo. Si tratta, infatti, di Elio Germano e Gabriele Mainetti. Quest’ultimo seguirà le orme di Carlo Vanzina, diventando un regista stimato. Uno dei maggiori esponenti del cinema italiano attuale, attraverso un genere diverso da quello che lo ha lanciato al grande pubblico. Il risultato, tuttavia, non cambia. I due fratelli, con questo film datato 1999, hanno fatto anche da talent scout. Ci hanno visto lungo e, in maniera lungimirante, hanno anticipato la concorrenza.

La colonna sonora cantata da Giorgia

Torniamo, dunque, a Gino Paoli che autorizzò (anche stavolta) i Vanzina a usare un suo brano che dà addirittura il titolo all’opera cinematografica. La piccola grande modifica sta nell’esecuzione. Il cielo in una stanza, in questa specifica occasione, non la canta Paoli ma la esegue Giorgia Todrani. Nota cantante e attuale conduttrice di XFactor che, all’epoca del film, riarrangiò il brano in versione rap senza perdere l’essenza di un componimento senza tempo.

La forza dei fratelli Vanzina (accusati talvolta ingiustamente di fare film in preda agli eccessi del tempo) è sempre stata quella di concepire pellicole che rappresentassero l’attualità più stringente senza precludersi l’opportunità di raccontare anche chi quei tempi non li ha potuti, per tante ragioni, vivere appieno. I loro lavori sono cartoline che non ingialliscono mai proprio perché si dotano anche di brani che caratterizzano ogni scena. Ciascun frammento è accompagnato dalle note giuste, la musica ideale diventa co-protagonista di un lavoro corale al pari di una magnifica cornice su un dipinto impeccabile.

I fratelli Vanzina, Gino Paoli e La Capannina

Gino Paoli è stato (e resta) l’artista che li ha segnati maggiormente. Non solo a livello professionale, con questi due film (anzi tre, se consideriamo anche il sequel di Sapore di Mare), ma anche e soprattutto a livello umano. Enrico Vanzina, nel 2023, durante una lunga intervista concessa a Il Foglio ha raccontato che a Cortina (così come a Forte dei Marmi) torna ancora e gli vengono in mente momenti di vita vissuta con suo fratello Carlo e tanti amici. A fare da collante a questi ricordi, in più di un’occasione, sono state (anche) i brani di Gino Paoli.

Un uomo che, con il suo estro e una capacità ricordata ancora oggi in un giorno profondamente triste per gli estimatori ei colleghi a causa della sua dipartita, ha saputo entrare nella quotidianità di moltissimi. Prima ancora dei film che hanno attinto dal suo repertorio. Un archivio talmente vasto e “potente” da rendere grande, a tratti insostituibile, persino la settima arte italiana. Quella che, fra le altre cose, lega a doppio filo i Vanzina, Marina Suma, Jerry Cala e Christian De Sica a La Capannina di Forte dei Marmi.

Giorgio Armani e il peso dei ricordi

Locale che, poco prima di morire, aveva comprato Giorgio Armani. Lui, Gino Paoli e Carlo Vanzinaadesso, sono tutti insieme. Magari a pensare un’opera che avremmo potuto vedere al pari di quelle che hanno lasciato ai posteri. Un patrimonio inestimabile che dice quanto il cinema, un tempo non troppo lontano, poteva andare anche a tempo di musica.

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