Paola Cortellesi è ridurre dal successo di C’è ancora domaniil suo primo film da regista. Quell’opera è intensa e credibile perché rispecchia e racconta una realtà lontana con uno sguardo garbato e moderno. Tuttavia, quello che ha fatto l’attrice e regista romana non è un’eccezione che conferma la regola – ovvero che il cinema italiano, quando vuole, può fare ancora la differenza – ma un’esigenza che l’artista ha sempre coltivato prima ancora di diventare regista.
I trascorsi di Cortellesi, infatti, parlano chiaro: lei ha sempre scritto e interpretato storie. Prima a teatro e poi al cinema. La direzione di lungometraggi è stata una diretta conseguenza che ha trovato il proprio naturale sviluppo. Nei primi anni del Duemila, però, la Cortellesi – fra le altre cose – faceva teatro e portava in scena uno spettacolo dal titolo: “Gli ultimi saranno ultimi”.
Paola Cortellesi e il senso di maternità in una tragicommedia
Una commedia tragicomica che, oggi, verrebbe definita (sull’onda del modello americano) dramedy. Un’opera in cui si ride, si piange, si riflette e forse si capisce anche che non è tutto perduto. Sorrisi e amarezze si alternano sul palco e in scena con una sapienza e un equilibrio maniacale. Questa commedia aveva la forza della narrazione accompagnata da una performance incredibile dell’attrice romana che, da sola, con la voce narrante di Valerio Mastandrea, interpretava una decina di personaggi in maniera alternata cambiando registrazione, voce, approccio e connotazione all’istante.

Da questo progetto, molto più di un semplice esercizio di stile, è nato successivamente un film diretto da Massimiliano Bruno. Scritto proprio da Paola Cortellesi con la collaborazione di Furio Andreotti. Bruno, nello specifico, ha contribuito anche alla stesura della sceneggiatura. Il titolo è sempre “Gli ultimi saranno ultimi”, proprio per confermare aderenza al soggetto teatrale. Lo sviluppo scenico, tuttavia, è diverso: i personaggi interpretati sul palco da Cortellesi prendono vita grazie a un cast corale composto – fra gli altri – da Alessandro Gassmann e Fabrizio Bentivoglio.
Luciana Colacci un’icona tra diritti negati e speranze
Paola Cortellesi, nello specifico, interpreta la protagonista femminile principale. Luciana Colacci, impiegata in una fabbrica tessile, gran lavoratrice dall’animo sognatore e il carattere volitivo. È una donna profondamente responsabile e umile che, però, non rinuncia a sognare un futuro diverso. La sua non è ambizione: è riscatto. La donna è convinta che, con onestà e senso del dovere, ognuno può ambire al massimo delle proprie possibilità.

I suoi sogni sono semplici e profondi: una famiglia con Stefano, suo marito, interpretato da Alessandro Gasmann che per vivere fa il meccanico. Porta pochi soldi a casa perché “sotto padrone” non vuole proprio starci e vive di espedienti più o meno possibili. A tenere la contabilità e gli equilibri di casa e della donna che riesce, tra capacità, professionalità e un pizzico di estro, a tenere unita ogni situazione di lavoro e interessi personali. Compresa la relazione con Stefano che vive di alti e bassi. La cornice sullo sfondo è quella di Nepi – provincia di Viterbo – dov’è stato girato quasi tutto il film.
Gli ultimi saranno ultimi
La parabola storica e interpretativa cambia non appena Luciana (Paola Cortellesi) scopre di essere incinta. Una maternità voluta, attesa ma anche spiazzante: un figlio può essere una benedizione, ma è anche l’inizio di una nuova fase. Durante il periodo della maternità, infatti, Luciana viene allontanata dal lavoro e non avendo garanzie d’impiego per il futuro chiede (a modo suo) di essere ripresa nella fabbrica. Ci prova prima con garbo, poi arriva persino a supplicare quello che è il suo datore di lavoro.
Luciana – e questa è la forza del film – incarna un limbo che riguarda centinaia di migliaia di donne in Italia e coinvolge altrettante famiglie. Il concetto di maternità e lavoro stride: non solo perché quello che è un diritto, talvolta, non viene riconosciuto ma anche perché spesso le donne che vengono allontanate con pretesti ed espedienti dal proprio posto di lavoropoi, non lo ritrovano più. Luciana Colacci vive un’Odissea personale che diventa un manifesto collettivoin grado di determinare quanto per molte lavoratrici la maternità diventa una “croce” anziché una delizia.
Un’opera ancora attuale
Nel senso che, per molti datori di lavoro, dare alla luce una nuova vita è una colpa e non un valore aggiunto. O quantomeno un valore da tener presente senza pregiudicare il lavoro di ogni giorno. Avere un impiego e riconosciuto è un diritto stabile, per tutti. Paola Cortellesi, con un film e uno spettacolo teatrale, mostra cosa succede quando questo diritto – insieme a tanti altri – colpevolmente viene meno a causa di un sistema gerarchico dirigenziale negligente e ignavo.
Determinante è la frase conclusiva dell’opera, che rende il film manifesto tanto quanto il suo primo lavoro da regista, gli ultimi saranno i primi ma Nostro Signore non ha specificato di preciso quando. Epilogo che lascia l’amaro in bocca, ma anche lo spazio e l’opportunità per determinare quello che, come Paese, stiamo costruendo in termini di valori e regolamentazione. “Gli ultimi saranno ultimi”al cinema, è uscito 11 anni fa ma si conferma ancora spaventosamente attuale.

