Per i fan che seguono fin dagli albori il franchising di Portale stellarenon è un segreto che l’universo inaugurato dal film di Roland Emmerich abbia vissuto periodi a fasi alterne, tra serie affermatesi nel panorama sci-fi e lunghi periodi di silenzio. Otto anni fa, nel tentativo di rivitalizzare il franchise, la MGM ha tentato di battere una strada diversa dal solito proponendo una miniserie prequel pensata per celebrare il ventennale di Portale Stellare SG-1. Il risultato è stato Origini dello Stargateuna parentesi breve ma sorprendentemente coerente con le radici della saga.
Originariamente distribuita sulla piattaforma dedicata Stargate Command (oggi non più attiva) e poi approdata su Prime Video dopo l’acquisizione di MGM da parte di Amazon, la serie è composta da 10 episodi molto brevi, circa dieci minuti ciascuno, per una durata complessiva che sfiora quella media di un film. Un formato decisamente anomaloche l’ha resa più simile a una raccolta di corti che a una serie tradizionale. Tuttavia è stato proprio tale approccio che ha permesso a Origini di trovare una sua precisa identità.
La serie si pone infatti come un prequel del film originale. La storia è ambientata nel 1938, e dopo un breve prologo che richiama direttamente la scoperta dello Stargate a Giza, la narrazione si concentra su Catherine Langford (Ellie Gall) e suo padre Paul Langford (Connor Trinneer), impegnati nello studio dei misteriosi glifi del dispositivo alieno. Quando un ufficiale nazista ossessionato dall’occulto, Wilhelm Brücke (Aylam Orian), entra in scena per sfruttare il potere dello Stargate, Catherine si ritrova costretta a prendere la drastica decisione di attraversare il portale per salvare suo padre.
Ad accompagnarla ci sono il capitano James Beal (Philip Alexander) e Wasif (Shvan Aladdin), i quali si ritroveranno sul pianeta Abydos decenni prima dell’arrivo di Daniel Jackson, Jack O’Neill e del resto della squadra vista nel film e in SG-1. Questi elementi consentono a Origini dello Stargate di funzionare come un tassello retroattivo del franchise, io che si propone di approfondire ulteriormente a una mitologia già molto stratificata.
Il tono proposto è quello di una storia pulp con venature da avventura anni ’30, riletta con sensibilità contemporanea e, sebbene non tutto sia perfettamente bilanciato, la miniserie riesce a mantenere un’identità precisa, soprattutto nel modo in cui rilegge le origini del mito senza tradirne lo spirito. Per chi volesse optare per una visione più compatta, la MGM ha anche realizzato una versione in formato film della serie intitolata Origini dello Stargate: Catherinecon colonna sonora e montaggio leggermente rivisti, sostanzialmente invariati nella struttura narrativa.
Vale tuttavia la pena notare che Origini non rappresenta il punto di partenza ideale per chi volesse avvicinarsi alla mitologia di Stargate, dal momento che questa è pensata per essere apprezzata come una sorta di espansione nella più pagina della storia principale. Dal canto suo Origini dello Stargate non è un capolavoro e non ha nemmeno l’ambizione di esserlo. Si tratta di un esperimento, un ritorno alle origini pensato per i fan più curiosi, che accettano i limiti produttivi in cambio di un nuovo frammento di mitologia, e che proprio per questo, nel suo piccolo, merita di essere riscoperto.
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Foto: MGM
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